di Federica Cannas
C’è un villaggio sul Mar Adriatico, nel sud dell’Albania, dove fino a poche settimane fa i fenicotteri posavano sulle acque della laguna di Narta e i pellicani percorrevano indisturbati le loro rotte migratorie. Si chiama Zvërnec, è collegato alla terraferma da un ponte di legno lungo 270 metri e custodisce un monastero bizantino che ogni 14-15 agosto richiama migliaia di fedeli ortodossi. Oggi quel villaggio è diventato il simbolo di una crisi politica che scuote l’intera Albania.
Alla fine di maggio di quest’anno, le proteste sono esplose quando i costruttori hanno eretto alte recinzioni sormontate da filo spinato nell’area di Zvërnec, impedendo l’accesso alla spiaggia. Ma a far traboccare il vaso è stato un video diventato virale sui social media. Le immagini mostravano un attivista trascinato per terra da diverse persone in camicia nera appartenenti a una società di sicurezza privata, mentre protestava contro quella recinzione installata, a suo dire, illegalmente.
Le immagini di una violenta repressione, non da parte di agenti pubblici, ma di guardie private, hanno spinto i cittadini di Tirana a scendere in piazza. Al centro della contestazione c’è uno dei più ambiziosi progetti immobiliari mai presentati nei Balcani. Affinity Partners, la società di investimenti di Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, punta a costruire un resort da 1,4 miliardi di euro sull’isola disabitata di Sazan e circa 10.000 camere d’albergo e ville lungo un tratto di costa vicino alla zona umida protetta di Vjosa-Narta.
Kushner aveva presentato i piani poco dopo che il Parlamento albanese aveva modificato una legge, consentendo al governo di rilasciare permessi edilizi in aree protette per hotel o resort di categoria cinque stelle o superiore. Il piano era stato annunciato nell’agosto del 2024 e all’inizio del 2026 Kushner aveva visitato la zona insieme alla moglie Ivanka Trump. L’area interessata è una zona umida che ospita fenicotteri, foche e siti di nidificazione delle tartarughe marine , ed è considerata uno degli ultimi tratti di costa mediterranea rimasta praticamente incontaminata.
Per capire perché le proteste albanesi abbiano assunto un significato che va ben oltre la difesa di una laguna, è necessario guardare all’uomo al centro della vicenda e al suo ruolo sulla scena internazionale.
Jared Kushner non è un semplice investitore. È il genero di Donald Trump, suo ex consigliere senior alla Casa Bianca e architetto degli Accordi di Abramo del 2020, che ridisegnarono le alleanze tra Israele e diversi paesi arabi. Dopo aver lasciato la politica attiva, ha fondato Affinity Partners con capitali provenienti in larga parte dal Fondo sovrano dell’Arabia Saudita.
Oggi, parallelamente al progetto albanese, è al centro di uno dei piani più controversi sul pianeta: nel gennaio 2026, al Forum Economico Mondiale di Davos, Kushner ha presentato un “master plan” per ricostruire Gaza dopo la guerra, che include siti di turismo costiero, grattacieli, centri industriali e ville di lusso sul mare.
Il piano è stato elaborato senza alcuna consultazione con i palestinesi che vivono a Gaza e tratta il territorio come se fosse una proprietà costiera vuota, proponendo torri di vetro e zone industriali sopra siti storici. Trump stesso aveva evocato la visione di trasformare Gaza nella “Riviera del Medio Oriente”.
È in questa cornice che molti albanesi leggono ciò che sta accadendo sulle loro coste. Lo stesso schema applicato in contesti diversi, su popolazioni diverse. È una lettura politica che attraversa le piazze di Tirana e che spiega perché questa protesta risuoni ben oltre i confini albanesi.
Il 2 giugno 2026, migliaia di albanesi sono scesi nelle strade della capitale Tirana per protestare contro il progetto. La folla si è radunata davanti all’ufficio del Primo Ministro Edi Rama reggendo fenicotteri gonfiabili e cartelli con scritto “La nazione non è in vendita” e “Non voglio un’Albania come Dubai”.
I manifestanti chiedono la sospensione del cantiere e le dimissioni del Premier Rama, che invece sostiene la costruzione del resort affermando di voler fare dell’Albania una destinazione turistica invidiata dagli altri paesi. Rama ha dichiarato che nessuna reazione pubblica lo porterà ad abbandonare il progetto.
Le proteste hanno già portato all’apertura di procedimenti penali contro 15 manifestanti e all’indagine di 2 dipendenti della sicurezza privata.
La svolta giudiziaria più significativa è arrivata nelle ultime ore. I procuratori anticorruzione albanesi hanno congelato i conti bancari di Albania Land Development, una società di proprietà di imprenditori qatarini, che aveva acquistato appezzamenti di terreno fronte mare a Zvërnec. l’area dove Affinity Partners di Kushner intende costruire il mega-resort.
La SPAK, la procura speciale anticorruzione albanese, ha avviato un’indagine sulle controverse modifiche apportate nel 2024 allo status di area protetta e alla proprietà dei terreni, cambiamenti che hanno di fatto aperto la strada allo sviluppo turistico. I magistrati indagano anche sull’origine dei fondi utilizzati per acquistare i titoli fondiari e su come i funzionari abbiano potuto aggirare il normale sistema delle gare pubbliche.
Il caso ha assunto rapidamente contorni diplomatici. Il Ministero degli Esteri greco ha espresso “profonda preoccupazione” per gli incidenti a Zvërnec, confermando che un cittadino greco era tra i residenti feriti durante le proteste. L’Ambasciata greca a Tirana ha fornito assistenza medica alla vittima e ha presentato formali rappresentanze al governo albanese chiedendo responsabilità.
Atene ha anche emesso un avvertimento più ampio legato alle aspirazioni europee di Tirana, affermando che il rispetto dei diritti di proprietà delle minoranze e la tutela delle aree ecologiche sono “prerequisiti per i progressi nel processo di adesione”. La Commissione Europea ha echeggiato le preoccupazioni greche sullo stato di diritto e sull’ambiente, mettendo in primo piano le aspirazioni albanesi all’Unione Europea.
Al di là delle questioni ambientali, le proteste rivelano una frattura più profonda. I critici hanno sollevato domande sull’origine dei fondi usati per acquistare i terreni costieri e sulla legalità delle procedure adottate. Una nuova pista emerge guardando al quadro d’insieme. Sembra che tutta questa costruzione fosse pianificata anni fa, tutto promesso ad Affinity Partners e ad altri investitori congiunti per costruire resort di lusso.
I manifestanti descrivono l’operazione come una forma di colonialismo immobiliare. La cessione di territori e beni pubblici a grandi interessi economici internazionali, in un paese che aspira all’Europa ma rischia di vendersi prima di entrarci.




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