Colombia svolta a destra. “El Tigre” De la Espriella vince il preconteo, ma lo scrutinio ufficiale è ancora aperto


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di Federica Cannas

La Colombia ha votato oggi per la seconda volta in meno di un mese, e il preconteo della Registraduría Nacional, il conteggio elettronico preliminare che tuttavia non ha valore giuridico vincolante, ha consegnato la presidenza al candidato di estrema destra Abelardo “El Tigre” De la Espriella. Con 121.853 mesas su 122.020 scrutinate, pari al 99,86% del totale, De la Espriella ha ottenuto 12.944.441 voti pari al 49,65%, contro 12.697.154 voti di Iván Cepeda pari al 48,70%, con una differenza di 247.287 voti, ovvero 0,95 punti percentuali. Ma la parola definitiva non è ancora stata detta. Il preconteo è un dato informativo ma privo di valore giuridico, e lo scrutinio ufficiale, l’unico che conta davvero, inizierà da oggi. Dato il margine strettissimo e le migliaia di mesas impugnate dalla campagna di Cepeda, il risultato definitivo potrebbe richiedere diversi giorni, forse fino a fine settimana. L’insediamento formale del nuovo presidente è fissato per il 7 agosto 2026, nella ricorrenza della Battaglia di Boyacá.

Nella prima vuelta, De la Espriella aveva ottenuto 10.361.413 voti (43,74%) e Cepeda 9.688.245 (40,90%), una differenza di 673.168 voti che aveva già anticipato un secondo turno serrato. E serrato lo è stato. La corsa è stata incredibilmente stretta, con De la Espriella che conduceva con meno di 300.000 voti di vantaggio, su un’affluenza alta intorno al 63% dell’elettorato.

Il presidente Gustavo Petro ha scritto su X che il sistema stava caricando formulari E-14 senza la firma dei giurati e ha chiesto che quelle mesas fossero “immediatamente impugnate”. Con nessuno dei due candidati sopra il 50%, Petro ha insistito che “non si può proclamare nessun presidente” e ha chiesto “tranquillità” alla cittadinanza. Iván Cepeda, dal canto suo, si è presentato davanti ai suoi sostenitori al Royal Center di Bogotá con parole misurate ma combattive: “Colombianos y colombianas, che con il loro appoggio alle urne consolidano la nostra convinzione che il cambiamento sociale democratico profondo della società colombiana è perfettamente possibile ed è pienamente vigente oggi in Colombia. Siamo arrivati all’ultima istanza di questa campagna elettorale con la differenza di voti più stretta che registri qualsiasi elezione di secondo turno nella storia elettorale colombiana”. Cepeda ha quindi riconosciuto il preconteo solo come un dato preliminare non vincolante, annunciando che la sua campagna impugnerà 33.000 mesas in tutto il paese.

Tuttavia, la storia elettorale colombiana offre scarso conforto alle speranze della campagna Cepeda. La differenza tra i risultati del preconteo e quelli dello scrutinio ufficiale finale è stata sempre minima nelle elezioni presidenziali precedenti, mai tale da ribaltare un esito. Con un margine di quasi 250.000 voti, le 33.000 mesas impugnate dovrebbero produrre un’inversione di tendenza del tutto senza precedenti nella storia elettorale del paese.

Altrettanto netta è stata la presa di posizione della congressista del Pacto Histórico e coordinatrice della campagna di Cepeda, María Fernanda Carrascal. Interpellata su X e in radio sulla disponibilità a riconoscere i risultati, ha lanciato un appello a “difendere la democracia” e ha chiamato gli avvocati a mobilitarsi verso Corferias, il principale punto di voto della capitale, per “difendere i voti del cambiamento” durante lo scrutinio. Nelle ore successive, tuttavia, si è rivolta direttamente ai manifestanti scesi in piazza: “Compagni e compagne, lotteremo per strade democratiche e pacifiche”. Ha invitato chi stava manifestando a “prendersi cura l’uno dell’altro, proteggere le vite e non cadere in provocazioni”, aggiungendo che “nessuna differenza politica vale più di una vita umana” e che “la forza delle nostre convinzioni non ha bisogno di violenza per farsi sentire”.

Pochi personaggi nella storia recente della Colombia sono tanto controversi quanto l’uomo che, almeno secondo i dati preliminari, diventerà il prossimo presidente. De la Espriella, 47 anni, è avvocato penalista, fondatore di uno studio legale con sede in Colombia e a Miami, e possiede la tripla nazionalità: colombiana, statunitense e italiana. Conosciuto come “El Tigre”, rappresenta il movimento Defensores de la Patria e gode del sostegno pubblico di Donald Trump e della congressista repubblicana María Elvira Salazar. La sua campagna era centrata sulla sicurezza, l’autorità e l’opposizione al progetto politico del presidente Petro. La sua ascesa elettorale si è prodotta in meno di un anno, dopo aver creato il movimento Defensores de la Patria e consolidatosi come principale figura della destra. In materia programmatica, ha difeso la tesi che “la pace non si negozia, si impone” e ha dichiarato che la priorità assoluta sarà combattere il narcotraffico, l’estorsione e i gruppi armati illegali. Ha manifestato la sua opposizione all’aborto, il sostegno alla cosiddetta famiglia tradizionale e l’intenzione di rafforzare le relazioni strategiche con gli Stati Uniti. Ha dichiarato di voler subordinare la politica estera colombiana a quella di Washington, ha accolto con favore l’attacco statunitense contro il Venezuela nel gennaio 2026 e ha annunciato che ripristinerà le relazioni diplomatiche con Israele, interrotte da Petro in protesta contro la guerra a Gaza, aprendo un’ambasciata a Gerusalemme.

Il legame tra De la Espriella e Donald Trump è uno degli elementi più discussi di questa campagna. Dopo la prima vuelta, Trump aveva pubblicato un messaggio pubblico di sostegno.

Dopo il preconteo , De la Espriella ha dichiarato ai suoi sostenitori: “Ho parlato pochi minuti fa con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Mi ha espresso il suo sostegno e ha riconosciuto la nostra vittoria.”. De La Espriella ha risposto ringraziando per il sostegno e sostenendo che entrambi condividono principi legati alla libertà economica, alla sicurezza e alla difesa dei valori occidentali. Ma questa vicinanza a Washington non è priva di ombre profonde. Undici congressisti democratici statunitensi hanno inviato una lettera formale al Segretario di Stato Marco Rubio, chiedendo un’indagine su De la Espriella e denunciando che l’interferenza di Trump in un processo elettorale sovrano era “incompatibile con i principi” degli Stati Uniti stessi. La lettera, promossa dal congressista Jesús “Chuy” García e firmata tra gli altri da accusava Trump di aver insinuato che la Colombia avrebbe potuto perdere il sostegno statunitense se De la Espriella non avesse vinto.

I legislatori hanno inoltre segnalato che De la Espriella e sua moglie Ana Lucía Pineda sarebbero collegati ad almeno 14 presunte società fantasma in Florida e ad acquisizioni immobiliari per milioni di dollari con fondi di origine poco chiara. I congressisti hanno anche indicato che De la Espriella ha mantenuto rapporti documentati con Alex Saab, il presunto prestanome finanziario di Nicolás Maduro, con evidenze che almeno una transazione immobiliare in Florida potrebbe essere stata parzialmente finanziata da Saab.

Il trascorso professionale di De la Espriella non è meno controverso. Ha lavorato per la Fundación Iniciativas para la Paz (FIPAZ), un’organizzazione che cercava di promuovere un referendum per riconoscere i diritti politici di tutti gli attori armati del conflitto colombiano e per vietare l’estradizione dei colombiani, operando come consulente delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). Nel 2011, la Corte Suprema di Giustizia ha affermato che FIPAZ “non promuoveva la pace quando i gruppi di autodifesa stavano massacrando, facendo sparire, uccidendo e torturando, ma piuttosto quando cercavano di proiettarsi politicamente attraverso studenti universitari”. Tra il 2013 e il 2019, ha prestato consulenza legale ad Alex Saab, successivamente incriminato negli Stati Uniti per riciclaggio di denaro. Saab ha descritto pubblicamente De la Espriella come un suo stretto collaboratore e consulente legale.

A tutto ciò si aggiunge il nodo giuridico della nazionalità. De la Espriella ha ottenuto la cittadinanza statunitense nel 2023. Un comunicato sottoscritto da ex magistrati della Corte Costituzionale, della Corte Suprema di Giustizia, del Consiglio di Stato e della Jurisdicción Especial para la Paz ha aperto un dibattito sulle implicazioni giuridiche di questa doppia nazionalità, sostenendo che il giuramento di fedeltà agli Stati Uniti prestato con la naturalizzazione pone una possibile incompatibilità con le responsabilità costituzionali del presidente colombiano, che è comandante supremo delle Forze Militari e deve giurare fedeltà esclusiva alla Costituzione nazionale. La questione riceverà probabilmente un esame costituzionale nei prossimi mesi.

Le reazioni internazionali al preconteo sono arrivate rapide e rivelatrici delle fratture politiche del continente. Javier Milei ha celebrato il risultato elettorale con un messaggio pubblicato su X, scrivendo: “León y el tigre rugen en Latinoamérica”. Anche María Corina Machado ha salutato l’elezione del nuovo presidente colombiano, definendolo “presidente electo” e affermando: “Hoy Colombia ha hablado con fuerza, esperanza y determinación”. Ha inoltre aggiunto che la Colombia sarà “un gran aliado en la transición democrática de Venezuela”.

Se il preconteo sarà confermato dallo scrutinio ufficiale, come storicamente è quasi sempre avvenuto in Colombia, De la Espriella avrà oltre un mese per organizzare il gabinetto e lavorare ai dettagli del suo piano di governo, che non è privo di lacune nei contenuti. La Colombia si avvia verso una presidenza di destra. Ma lo farà con un personaggio che porta con sé interrogativi profondi sui suoi trascorsi legali, sulle sue fedeltà multiple e sulla qualità della democrazia colombiana, un paese che ha imparato a suo rischio tutti i trucchi del populismo elettorale, da qualunque parte essi arrivino.


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