IL REPORT/ Commissione Onu: “Israele ha preso di mira i bambini di Gaza, è genocidio”


Condividi su

È nero su bianco in un documento delle Nazioni Unite che riaccende il dibattito internazionale sulla condotta delle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Secondo la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta istituita dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU nel 2022, le forze israeliane avrebbero “preso deliberatamente di mira” i minori palestinesi, contribuendo a una distruzione sistemica delle condizioni di vita della popolazione civile.

Il rapporto – basato su testimonianze dirette, analisi forensi e dati raccolti da agenzie umanitarie – sostiene che gli attacchi abbiano colpito infrastrutture civili essenziali, tra cui abitazioni, scuole e campi profughi densamente popolati. In questo contesto, l’impatto sui bambini viene definito “devastante e potenzialmente irreversibile”, con conseguenze che vanno dalla perdita dell’accesso all’istruzione fino a traumi psicologici di lungo periodo.

Le conclusioni della Commissione si inseriscono in un quadro già delineato dal diritto internazionale umanitario, in particolare dalle Convenzioni di Ginevra e dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che impongono una protezione rafforzata per i minori nei contesti di conflitto armato. Il documento richiama inoltre la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, sottolineando come alcune condotte osservate – tra cui l’uccisione di membri di un gruppo e l’imposizione di condizioni di vita incompatibili con la sopravvivenza – rientrerebbero nelle fattispecie previste.

Secondo i dati citati nel rapporto, provenienti dal ministero della Salute di Gaza e ritenuti “in larga misura affidabili” dalle Nazioni Unite e da organizzazioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il numero di minori uccisi dall’inizio delle ostilità supera le 20.000 unità. Numeri che, se confermati, rappresenterebbero una delle più gravi crisi umanitarie contemporanee.

Il documento denuncia anche pratiche di detenzione e trattamento dei minori nei territori occupati, facendo riferimento a testimonianze di arresti arbitrari, maltrattamenti e, in alcuni casi, violenze di natura sessuale. Accuse che richiamano precedenti rapporti di organizzazioni indipendenti come Human Rights Watch e Amnesty International, che negli anni hanno documentato criticità simili nel sistema di detenzione.

Un capitolo particolarmente sensibile riguarda l’impatto sulle strutture sanitarie. La Commissione segnala danni a reparti di maternità e neonatologia, oltre a un incremento di complicazioni legate alla gravidanza, fenomeni che potrebbero essere aggravati – secondo diverse agenzie ONU, tra cui l’UNICEF e il World Food Programme – dalla grave insicurezza alimentare nella Striscia, definita da più parti come rischio concreto di carestia.

Immediata e netta la reazione del governo israeliano. Il ministero degli Esteri ha respinto il rapporto definendolo “una farsa calunniosa”, accusando la Commissione di ignorare il contesto operativo e le responsabilità di Hamas. Secondo Israele, il movimento islamista utilizzerebbe sistematicamente infrastrutture civili per scopi militari e impiegherebbe la popolazione, inclusi i minori, come scudi umani – una pratica vietata dal diritto internazionale e più volte denunciata anche da osservatori indipendenti.

Il confronto tra le due narrazioni evidenzia ancora una volta la polarizzazione attorno al conflitto, mentre sul terreno continuano a emergere dati allarmanti sulla condizione della popolazione civile. La stessa Commissione ONU sottolinea che, anche in caso di cessazione delle ostilità, gli effetti sui bambini palestinesi rischiano di protrarsi per generazioni, compromettendo salute, istruzione e sviluppo sociale.

In assenza di meccanismi di accertamento condivisi e di accountability internazionale pienamente operativi, il rapporto rappresenta l’ennesimo tentativo di documentare una crisi che, a quasi tre anni dall’inizio della guerra, continua a interrogare la comunità internazionale sul rispetto delle norme fondamentali del diritto umanitario.


Condividi su