Burkina Faso, il quarto golpe (fallito)


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di Franz Di Maggio

Nella notte del 3 gennaio, mentre regnava a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, una calma apparente, dopo i festeggiamenti per il raggiungimento degli ottavi di finale della Coppa d’Africa di calcio e del capodanno, un colpo di stato militare stava per essere tentato. Il quarto in quattro anni, per la precisione. Tutti sventati: il primo pochi mesi dopo l’ascesa al potere – a seguito di un colpo di stato a sua volta – da parte di Ibrahim Traoré – a dicembre 2022, e ancora a settembre 2023, a gennaio 2024 e, infine, quest’ultimo del 3-4 gennaio.

Anche questo “boato” come i precedenti non ha avuto che pochi riscontri informativi,  circolati sotto forma di comunicati ufficiali del governo: il ministro della Sicurezza, Mahamoudou Sana, ha dichiarato alla televisione pubblica del Burkina Faso alcuni dettagli del colpo di stato, essendo venuti a conoscenza del golpe che un gruppo di militari avrebbe provato ad attuare i primi di gennaio, prontamente sventato dai servizi segreti burkinabé.

Protagonista di questo nuovo tentativo l’ex capo della giunta militare, il colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, ex-presidente golpista del Paese che attualmente vive esiliato in Togo dopo la sua caduta dal potere;  lo scopo del complotto era assassinare il presidente Ibrahim Traoré.

Secondo quanto emerso il presidente avrebbe dovuto essere eliminato “a bruciapelo o bombardando la sua casa”. Il piano prevedeva poi la disattivazione della base dei droni in uso dalle forze armate e un intervento militare di terra da parte dei golpisti.

 Damiba è stato accusato di “progettare e pianificare le operazioni, ricercare e raccogliere fondi e reclutare civili e personale militare”. L’operazione – ha dichiarato il ministro Sana – sarebbe per buona parte stata finanziata da terroristi aventi base in Costa d’Avorio, per 70 milioni di franchi Cfa. Tuttavia, la parte sul presunto finanziamento non è stata molto approfondita ed è apparsa poco credibile.

Difficile comprendere se si tratti di “strategia del terrore”, ma – come sempre accade in questi casi – il ministro si è prodigato in elogi alla professionalità” dei servizi segreti burkinabé, ha annunciato che gli arresti stanno andando avanti, e invitato alla calma la popolazione del Paese.


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