Congo: il nuovo fronte sud della repressione


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Di Franz Di Maggio

Mentre perdura – e se possibile peggiora – la grave crisi nell’area est del Congo, dove le forze del movimento M23 alimentano la ormai annosa guerriglia, sostenuta dal Ruanda, contro le forze governative del FARDC, un nuovo fronte di scontri si apre nel sud del Paese, frutto della politica repressiva del governo congolese.

La strada della violenza non ha portato i frutti sperati al governo di Félix Tshisekedi, che – a seguito della sua rielezione del 2023 – ha condotto una campagna durissima contro l’opposizione. Una condanna a morte pende sull’ex presidente Kabila, fuggito all’estero; in pochi mesi sono stati arrestati Emmanuel Ramazani Shadary e di Aubin Minak (il 18 gennaio scorso) , leaders dell’opposizione, facendo emergere un quadro di preoccupante escalation della repressione politica.

Mentre a est, nella regione di Kiwu, Goma è ormai in mano ai ribelli del M23, a sud, a Bukama, capoluogo con 45mila abitanti, è stato compiuto un vero e proprio eccidio dalle forze governative nei confronti di civili inermi e disarmati. Atto di ritorsione nei confronti della popolazione che non ha alcuna relazione con il gruppo armato Mai-Mai Zolou, probabilissimo autore dell’imboscata nei confronti di una pattuglia del FARDC, l’esercito governativo.

Dopo un primo momento di totale sconcerto, la popolazione del sud del Congo ha vivacemente protestato nelle piazze contro questo ulteriore atto di feroce repressione da parte del governo, non nuovo a simili violenze, già accadute in precedenza nella regione ricca di minerali (e conseguenti attività estrattive) del Katanga.

Il Congo continua a essere una pericolosissima pentola a pressione nel ventre dell’Africa, e la plastica dimostrazione che, finché si continuerà a ricorrere alla violenza come soluzione dei conflitti, non vi sarà ne pace, ne giustizia, ne progresso economico e sociale in questo Paese sempre più sotto osservazione neo-colonialista per le ricchezze del suo sottosuolo.

E i conflitti, si sa, sono un ottimo motivo per sostenere questo tipo di politica, in modo visibile o meno, da parte dei Paesi che hanno interessi economici nella regione. Perpretrando una visione cesarista che alimenta l’ormai endemica corruzione che uccide il futuro dei congolesi.


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