Crollo del Rial iraniano: cresce la preoccupazione per i prezzi alimentari


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Il rial iraniano ha raggiunto un nuovo minimo storico, scivolando oltre 1,3 milioni per dollaro, con un ulteriore indebolimento della valuta che segue il superamento della soglia dei 1,2 milioni a meno di due settimane di distanza. Questo crollo, che accentua la discesa della valuta, si inserisce in un contesto di pressioni derivanti dalle sanzioni internazionali e dalle crescenti tensioni regionali, destando preoccupazione per la tenuta dell’economia iraniana.

La discesa rapida del rial è palpabile nei mercati di Teheran, dove i commercianti hanno quotato il dollaro a oltre 1,3 milioni di riali, segnando un’accelerazione significativa dal 3 dicembre, quando la valuta aveva toccato il precedente record negativo. Questo calo vertiginoso si aggiunge all’inflazione crescente, con impatti devastanti sui prezzi dei beni di prima necessità, tra cui alimenti e carburante, già sotto pressione per la svalutazione.

Un ulteriore fattore di preoccupazione è rappresentato dalla recente revisione dei prezzi dei carburanti. Sabato scorso, l’Iran ha introdotto una nuova fascia di prezzo per la benzina, un intervento che segna il primo significativo rialzo dal 2019, quando un aumento dei costi carburante aveva innescato proteste violente in tutto il paese, con un bilancio tragico di oltre 300 morti. Ora, i consumatori continuano a ricevere 60 litri al mese a un prezzo sussidiato, ma ogni litro in eccesso costerà più di tre volte rispetto al prezzo iniziale. Sebbene il carburante iraniano resti tra i più economici al mondo, gli economisti avvertono che l’innalzamento dei prezzi, insieme alla continua svalutazione della moneta, alimenterà l’inflazione, aumentando ulteriormente i costi per i beni di prima necessità.

L’Iran sta vivendo da anni un grave deterioramento economico causato dalle sanzioni internazionali, un processo accelerato dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015 durante la presidenza di Donald Trump. In quel periodo, il rial veniva scambiato a circa 32.000 per dollaro, con la promessa di un alleggerimento delle sanzioni in cambio della limitazione delle attività nucleari iraniane. Da quando Trump ha ripreso il potere nel 2017, le sanzioni sono tornate a colpire duramente l’economia, mirando in particolare al settore energetico e finanziario. L’amministrazione statunitense ha intensificato la pressione su compagnie coinvolte nell’acquisto di petrolio iraniano, in particolare quelle che operano con la Cina, aggravando ulteriormente la situazione.

A complicare ulteriormente il quadro, le sanzioni delle Nazioni Unite, reimposte a settembre attraverso il meccanismo di “snapback”, hanno bloccato nuovamente i fondi iraniani all’estero, interrotto le transazioni di armi e imposto penalità relative ai programmi missilistici balistici di Teheran.

Secondo gli esperti, l’ulteriore svalutazione del rial rischia di innescare un circolo vizioso di inflazione e diminuzione del potere d’acquisto, con effetti devastanti per la popolazione iraniana. I prezzi degli alimenti di base, come carne e riso, hanno raggiunto livelli insostenibili per molte famiglie, rafforzando il pessimismo tra gli iraniani che temono che una soluzione diplomatica sia lontana, mentre le sanzioni continuano a colpire l’economia.

Le difficoltà economiche si intrecciano con le sfide geopolitiche, in particolare per quanto riguarda i negoziati sul programma nucleare iraniano, che sembrano bloccati. L’incertezza riguardo un possibile conflitto più ampio, specialmente dopo il conflitto tra Iran e Israele dello scorso giugno, ha contribuito a un aumento dell’instabilità nei mercati, alimentando il timore di un’escalation che potrebbe coinvolgere anche gli Stati Uniti.

In questo scenario di crescente incertezza economica e geopolitica, l’Iran si trova ad affrontare una crisi che sembra destinata a perdurare, con effetti negativi a lungo termine sulla vita quotidiana dei suoi cittadini e sulle prospettive di una ripresa.


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