
Di fronte alla catastrofe umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, la parola “fame” non è più sufficiente. Bisogna chiamarla con il suo vero nome: carestia deliberata.
A lanciare l’ennesimo allarme è Medici Senza Frontiere (MSF). Nei centri dell’organizzazione a Gaza City, il numero di pazienti affetti da malnutrizione è quasi quadruplicato da maggio: si è passati da meno di 300 a quasi 1.000 casi, con un ritmo di 25 nuovi ingressi al giorno. I dati sono impressionanti e parlano da soli: il 25% dei bambini tra i 6 mesi e i 5 anni, così come una donna su quattro incinta o che allatta, è malnutrita. Una condizione estrema che mette a rischio non solo la sopravvivenza ma anche lo sviluppo cognitivo e fisico di un’intera generazione.
La fame pianificata
«Non si tratta solo di fame. Si tratta di una fame provocata», ha dichiarato senza mezzi termini il personale sanitario di MSF. «Una fame usata come strumento politico». Il riferimento, diretto, è al blocco imposto da Israele sull’ingresso degli aiuti umanitari. A partire da ottobre 2023, l’accesso di cibo, acqua e medicine è stato quasi completamente interrotto, con una parziale e insufficiente riapertura solo a maggio 2025.
Le Nazioni Unite confermano: la carestia a Gaza non è frutto del caso, ma il risultato di “decisioni umane”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente definito la crisi in corso come “una carestia di massa di origine antropica”. Le parole più dure sono arrivate dal direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha accusato le autorità israeliane di «impedire intenzionalmente l’accesso agli aiuti».
Bambini scheletrici, madri allo stremo
Gli effetti sono devastanti. Nei reparti pediatrici delle cliniche MSF, i medici raccontano di bambini scheletrici, apatici, incapaci di piangere perché troppo deboli. Molti neonati nascono prematuri e sottopeso: non superano i due chili alla nascita. Le madri, spesso emaciate, non riescono ad allattare perché loro stesse pesano meno di 40 chili.
«Abbiamo donne incinte che non assumono proteine da settimane. Neonati che condividono un’incubatrice in cinque», racconta un medico palestinese rimasto anonimo per sicurezza. Lo staff sanitario stesso, riferisce MSF, è stremato: medici e infermieri lavorano senza sosta, spesso senza mangiare, in strutture danneggiate, sovraffollate, prive di corrente elettrica e medicine.
Una catastrofe numerica
I numeri fotografano con crudezza la situazione:
- 1,9 milioni di persone – il 90% della popolazione di Gaza – si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta (classificazione IPC 3 o superiore);
- 924.000 persone sono in fase 4 (emergenza);
- 244.000 sono in fase 5, la più grave: carestia catastrofica;
- Oltre 110 persone, di cui almeno 80 bambini, sono morte per fame nei primi sette mesi del 2025;
- Secondo l’UNICEF, oltre 65.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta;
- I casi di malnutrizione grave nei bambini sotto i 5 anni sono triplicati in appena due settimane.
Una generazione a rischio
Oltre alla mortalità, c’è un prezzo più sottile ma altrettanto drammatico: il futuro stesso dei bambini sopravvissuti. Gli effetti della malnutrizione nei primi anni di vita sono irreversibili: danni neurologici, ritardi nello sviluppo, compromissione del sistema immunitario. Secondo l’UNICEF, ogni settimana di carenza alimentare cronica porta con sé conseguenze a lungo termine sul potenziale cognitivo e fisico del bambino.
E mentre la popolazione muore di fame, la comunità internazionale – salvo rare eccezioni – assiste impotente o, peggio, in silenzio.
Dove sono gli aiuti?
Dopo mesi di blocchi, a luglio è stata concordata una riapertura parziale di alcuni valichi per far entrare aiuti alimentari e medicinali. Ma la quantità è irrisoria. «Neanche il 20% del necessario entra ogni giorno», afferma un portavoce della Mezzaluna Rossa Palestinese. I convogli vengono spesso ritardati o bloccati da Israele per “controlli di sicurezza”. Altri vengono bombardati o saccheggiati durante la distribuzione.
Nel frattempo, la fame si diffonde più veloce dei soccorsi. E il tempo, come sempre, è la risorsa che scarseggia di più.
Una fame che uccide più delle bombe
In una guerra dove i numeri dei morti si aggiornano ogni ora, dove le bombe colpiscono ovunque – case, scuole, ospedali – la fame è diventata la più silenziosa e crudele delle armi. Perché uccide lentamente, senza rumore, senza telecamere. Uccide chi non può difendersi: neonati, bambini, donne incinte, infermi.
E mentre l’odore acre dei corpi bruciati si mescola a quello del pane mai sfornato, Gaza si trasforma nel simbolo di ciò che l’umanità può permettere – o ignorare – quando chiude gli occhi. Di fronte a tutto questo, tacere non è più un’opzione. È complicità.
Fonti principali:
- Medici Senza Frontiere (MSF)
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
- UNICEF
- United Nations OCHA
- The Guardian, Reuters, Al-Monitor, El País