
Un delicato vertice diplomatico è previsto oggi in Sardegna, dove si incontreranno l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, il ministro israeliano Ron Dermer e il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani. L’obiettivo: sbloccare i negoziati in stallo tra Israele e Hamas per una tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi. A darne notizia è stato il giornalista di Axios Barak Ravid sulla piattaforma X. Inizialmente si era parlato di Roma come sede del colloquio, ma la Casa Bianca, pur confermando la missione di Witkoff in Europa, non ha ancora ufficializzato la località.
Nel frattempo, Hamas ha fatto sapere di aver inviato la propria risposta, insieme a quella di altre fazioni palestinesi, alla proposta israeliana che prevede una tregua di 60 giorni. Il comunicato è stato diffuso tramite il canale Telegram del movimento islamista. Secondo fonti informate a Doha, la risposta di Hamas include modifiche sostanziali, come richieste relative alla distribuzione di aiuti umanitari, la definizione delle aree da cui Israele dovrebbe ritirarsi e garanzie per una cessazione duratura del conflitto.
Nonostante gli sforzi, i colloqui indiretti in Qatar non hanno ancora prodotto risultati concreti. L’intesa in discussione prevede il rilascio di dieci ostaggi israeliani in cambio di un numero indefinito di detenuti palestinesi. Tuttavia, le posizioni restano distanti: Israele punta a smantellare Hamas, mentre quest’ultimo pretende il ritiro dell’esercito e l’apertura di corridoi umanitari. Il portavoce del governo israeliano David Mencer ha puntato il dito contro Hamas, accusandolo di essere il principale ostacolo al raggiungimento di un’intesa.
Mentre l’indignazione internazionale cresce di fronte alle vittime civili a Gaza, Washington prova ancora una volta a ricomporre il dialogo. Witkoff ha intrapreso il viaggio con l’ambizione di siglare una nuova tregua e avviare un canale stabile per l’invio degli aiuti. Se l’incontro europeo darà frutti, il mediatore americano potrebbe recarsi nel fine settimana a Doha per proseguire i negoziati. “Il nostro obiettivo è riavviare il cessate il fuoco e far fluire gli aiuti accettati da entrambe le parti”, ha dichiarato Tammy Bruce, portavoce del Dipartimento di Stato.
L’offerta sul tavolo prevede un cessate il fuoco di due mesi, con il rilascio di dieci ostaggi israeliani — la cui liberazione era stata recentemente preannunciata da Donald Trump — in cambio della scarcerazione di centinaia di prigionieri palestinesi. Tuttavia, Hamas insiste affinché Israele ritiri completamente le sue truppe dalla Striscia e ponga fine alle ostilità. Il governo israeliano, invece, resta fermo sulla volontà di neutralizzare Hamas e controllare militarmente l’area.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha lanciato un severo avvertimento: “Se non verranno rilasciati presto gli ostaggi, si spalancheranno le porte dell’inferno”. Ma anche il recente incontro a Doha tra Hamas e i mediatori del Qatar ed Egitto si è concluso con un nulla di fatto. Le due nazioni, secondo Axios, avrebbero bocciato la risposta di Hamas, giudicandola inadeguata e poco costruttiva.
Israele continua ad accusare Hamas di sabotare le trattative, mentre il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha ribadito che lo Stato ebraico ha già accettato la bozza di accordo. David Mencer ha inoltre incolpato Hamas per la grave crisi alimentare a Gaza, denunciando che il movimento islamista starebbe ostacolando la distribuzione degli aiuti. Più di 100 ONG hanno parlato di una situazione prossima alla carestia e chiesto a Israele di consentire l’ingresso degli aiuti umanitari.
Il presidente israeliano Isaac Herzog, in una visita senza precedenti a Gaza dall’inizio del conflitto il 7 ottobre, ha affermato che Tel Aviv “rispetta il diritto internazionale umanitario” e ha accusato Hamas di utilizzare gli aiuti per fini militari, di ostacolare il rilascio degli ostaggi e di aggravare le sofferenze della popolazione.
Sul piano internazionale, le critiche si fanno sempre più forti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il capo di Stato algerino Abdelmadjid Tebboune ribadendo la necessità di una ripresa del processo verso la soluzione a due Stati. Anche la Francia ha puntato il dito contro Israele, accusandolo del deterioramento delle condizioni umanitarie nella Striscia.
Infine, fa discutere un video diffuso dalla ministra israeliana dell’Innovazione Gila Gamliel: un’animazione generata con intelligenza artificiale mostra una Gaza trasformata in una lussuosa riviera, con resort, grattacieli e una “Trump Tower”. Il post, dal contenuto provocatorio, ha scatenato indignazione sui social, dove è stato accusato di incitare alla “pulizia etnica”.