La Repubblica Islamica dell’Iran costituisce un caso unico nel panorama dei sistemi politici contemporanei, fondato su una dottrina di teologia politica elaborata all’interno dello sciismo duodecimano: la wilāyat al-faqīh. Formulata in modo sistematico da Ruhollah Khomeyni, tale dottrina ridefinisce il problema dell’autorità legittima nell’epoca dell’occultamento dell’ultimo Imam, proponendo una forma di tutela politica esercitata dal giurista islamico più autorevole. Il presente contributo analizza le basi teologiche della wilāyat al-faqīh, il suo processo di istituzionalizzazione nella Repubblica Islamica e le tensioni teoriche e pratiche che ne derivano, con particolare attenzione al pluralismo interno allo sciismo, al fazionalismo politico e alle criticità insite nella sovrapposizione tra autorità religiosa e potere statuale.
1. Il problema dell’interpretazione del sistema iraniano
Il sistema di governo della Repubblica Islamica dell’Iran continua a essere oggetto di interpretazioni polarizzate e spesso riduttive, soprattutto nel discorso pubblico occidentale. Categorie come “teocrazia”, “regime clericale” o “regime dei mullah” sono frequentemente impiegate come etichette descrittive, ma raramente sono accompagnate da un’analisi delle specifiche basi dottrinali e istituzionali che caratterizzano l’ordinamento iraniano.
Tali semplificazioni risultano problematiche per almeno due ragioni. In primo luogo, esse oscurano la complessità di un sistema che combina istituzioni rappresentative moderne con meccanismi di supervisione di matrice teologico-giuridica. In secondo luogo, impediscono di cogliere la portata propriamente teologica della dottrina della wilāyat al-faqīh, riducendola a una giustificazione ideologica del potere anziché analizzarla come risposta interna a un problema storico dello sciismo.
Un’analisi rigorosa del caso iraniano richiede pertanto un approccio interdisciplinare, capace di integrare teologia islamica, storia delle istituzioni, teoria politica e sociologia del potere.
2. Lo sciismo duodecimano e la questione dell’autorità legittima
Alla base della riflessione politica sciita vi è la dottrina dell’Imamato (imāmah), secondo cui la guida della comunità musulmana spetta a una linea di Imam discendenti dal profeta Muhammad attraverso ‘Ali e Fatima. Gli Imam non sono semplici leader politici, ma detengono un’autorità religiosa assoluta, fondata sulla loro infallibilità (‘ismah) e sulla conoscenza esoterica della legge divina.
Con l’occultamento (ghaybah) del dodicesimo Imam, Muhammad al-Mahdi, nel 874 d.C., lo sciismo duodecimano si trova di fronte a un problema strutturale: come garantire la continuità dell’ordine religioso e sociale in assenza dell’unica autorità pienamente legittima. La risposta storica a tale problema è stata prevalentemente caratterizzata da una separazione de facto tra autorità religiosa e potere politico. I giuristi (fuqahā’) esercitavano un’autorità limitata all’interpretazione della legge (fiqh), mentre il governo temporale veniva tollerato come una necessità imperfetta.
Questa impostazione quietista ha dominato gran parte della storia sciita fino all’età moderna, pur senza escludere dibattiti interni sul ruolo politico dei giuristi.
3. La svolta khomeynista: la wilāyat al-faqīh come dottrina politica
Ruhollah Khomeyni rappresenta una figura di rottura rispetto a questa tradizione. Nelle sue lezioni tenute a Najaf tra il 1969 e il 1970, successivamente pubblicate con il titolo Hukumat-e Islami, Khomeyni elabora una teoria sistematica del governo islamico, fondata sull’estensione dell’autorità del giurista all’intera sfera politica.
Secondo Khomeyni, la distinzione tra sfera religiosa e sfera politica è estranea all’Islam, e la legge divina non può essere applicata senza un’autorità statale che ne garantisca l’esecuzione. L’assenza dell’Imam non sospende l’obbligo di istituire un governo giusto, né giustifica la rinuncia alla sovranità islamica. In questa prospettiva, il faqīh più competente e moralmente integro diventa il depositario di una funzione di tutela (wilāyah) sulla comunità dei credenti (ummah).
È importante sottolineare che Khomeyni non attribuisce al giurista l’infallibilità dell’Imam. La legittimità del faqīh è derivata e funzionale, non ontologica. Tuttavia, nella sua formulazione più matura, la wilāyat al-faqīh assume un carattere “assoluto” (mutlaqa), consentendo al Leader di sospendere anche disposizioni secondarie della legge islamica in nome dell’interesse superiore dell’ordine islamico (Mavani, 2013).

4. La traduzione costituzionale della wilāyat al-faqīh
La rivoluzione del 1979 offre a Khomeyni l’opportunità di tradurre la sua dottrina in un sistema istituzionale concreto. La Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran istituisce un assetto che combina elementi della democrazia rappresentativa con un sistema di supervisione clericale.
Accanto a istituzioni elette a suffragio universale – come il Parlamento (Majles) e la Presidenza della Repubblica – emergono organi di controllo dotati di poteri decisivi: il Leader Supremo (Rahbar), il Consiglio dei Guardiani, l’Assemblea degli Esperti e, successivamente, il Consiglio per il Discernimento dell’Interesse del Sistema.
Questa architettura istituzionale dà luogo a un sistema a “doppio binario”, in cui la sovranità popolare è riconosciuta ma subordinata a un principio di legittimità superiore di natura teologico-giuridica. Il risultato non è una semplice teocrazia, ma una forma ibrida di Stato ideologico, in cui il diritto religioso funge da criterio ultimo di validità dell’azione politica.
5. Fazionalismo, apparati e pluralismo interno
Contrariamente a una rappresentazione monolitica, il sistema iraniano è caratterizzato da un elevato grado di pluralismo interno. Fazioni politiche, reti clientelari, apparati di sicurezza e fondazioni parastatali (bonyad) interagiscono in un campo di forze complesso, spesso in competizione tra loro.
Molti di questi attori non hanno una natura clericale, ma esercitano un’influenza significativa sul sistema economico e politico del paese. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), ad esempio, rappresentano un attore centrale dotato di una propria autonomia istituzionale e di interessi specifici.
Il fazionalismo non costituisce una deviazione dal sistema, ma una sua conseguenza strutturale: la sovrapposizione tra autorità religiosa e potere politico genera inevitabilmente conflitti di competenza e di legittimità.

6. Critiche teologiche alla wilāyat al-faqīh
Un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico è che molte delle critiche più articolate alla wilāyat al-faqīh provengono dall’interno dello stesso clero sciita. Numerosi ayatollah di alto rango hanno contestato la dottrina khomeynista, sostenendo che essa non trova fondamento solido nelle fonti classiche dello sciismo.
Tra questi, Hossein Ali Montazeri ha denunciato il rischio di una concentrazione eccessiva del potere e la mancanza di una reale separazione dei poteri, ritenendo che la wilāyat al-faqīh nella sua versione assoluta conduca inevitabilmente a una torsione autoritaria.
Un’altra figura centrale dello sciismo contemporaneo è l’ayatollah Ali al-Sistani: rappresenta un’interpretazione quietista dell’Islam, fondata sulla separazione tra autorità religiosa e potere politico. Pur essendo iraniano di origine, non ha mai sostenuto il modello teocratico della Repubblica Islamica dell’Iran. La sua visione si contrappone a quella di Khomeini: per al-Sistani una società giusta nasce da cittadini moralmente responsabili, non dall’imposizione religiosa dello Stato. Nato nel 1930 in Iran, si è stabilito a Najaf negli anni Cinquanta. Nel 1992 è succeduto ad Abu al-Qassim al-Khoei come massima autorità religiosa sciita. La sua influenza è cresciuta progressivamente fino a emergere sulla scena internazionale nel 2003. In quell’occasione invitò gli iracheni a evitare conflitti etnici e settari dopo la caduta di Saddam Hussein.
Queste critiche mostrano come il dibattito sulla legittimità del sistema iraniano non possa essere ridotto a una contrapposizione tra “religione” e “laicità”, ma debba essere compreso come una disputa interna a una tradizione teologica viva e pluralistica.

7. Opposizione politica e categorie interpretative
Anche l’analisi delle opposizioni al regime iraniano risente spesso di categorie interpretative inadeguate. Movimenti come i Mojāhedin-e Khalq sfuggono alle tradizionali dicotomie tra religioso e secolare, avendo attraversato nel tempo fasi ideologiche profondamente diverse, dall’islamismo rivoluzionario a forme di pragmatismo politico difficilmente classificabili.
Le proteste sociali che ciclicamente attraversano l’Iran, spesso motivate da crisi economiche, inflazione e corruzione, non implicano necessariamente un rigetto della cornice ideologica islamica nel suo complesso. Piuttosto, esse mettono in discussione specifiche configurazioni di potere e modalità di esercizio dell’autorità all’interno del sistema.
8. Conclusione
La Repubblica Islamica dell’Iran rappresenta un tentativo storicamente situato di risolvere un problema teologico-politico specifico dello sciismo duodecimano: l’esercizio dell’autorità legittima in assenza dell’Imam. La wilāyat al-faqīh non è una semplice giustificazione ideologica del potere, ma una costruzione teorica complessa, che continua a essere oggetto di dibattito e contestazione.
Ridurre questo sistema a caricature giornalistiche o a categorie polemiche non contribuisce alla sua comprensione, né consente di analizzare con rigore le dinamiche di conflitto e di dissenso che lo attraversano. Solo un’analisi che tenga conto della sua dimensione teologica, istituzionale e sociale può offrire strumenti adeguati per interpretare l’Iran contemporaneo.
Riferimenti bibliografici
- Alfoneh, A. Iran Unveiled: How the Revolutionary Guards Is Transforming Iran from Theocracy into Military Dictatorship. AEI Press, 2013.
- Arjomand, S. A. The Turban for the Crown: The Islamic Revolution in Iran. Oxford University Press, 1988.
- Calder, N., Mojaddedi, J., Rippin, A. (eds.). Classical Islam: A Sourcebook of Religious Literature. Routledge, 2003.
- Khomeyni, R. Hukumat-e Islami: Velayat-e Faqih. Najaf, 1970.
- Martin, V. Creating an Islamic State: Khomeini and the Making of a New Iran. I.B. Tauris, 2000.
- Mavani, H. Religious Authority and Political Thought in Twelver Shi‘ism. Routledge, 2013.
- Montazeri, H. A. Islam, Religion and Government. Ansariyan Publications, 2009.
- Roy, O. The Failure of Political Islam. Harvard University Press, 1994.



e poi