L’Europa vuole la guerra fredda con la Russia. Putin risponde colpo su colpo


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(Talal Khrais)  – Si è ufficialmente conclusa Steadfast Javelin II, l’operazione della Nato sul fronte orientale dell’Europa che ha visto anche la partecipazione dell’Italia con 95 paracadutisti della Brigata Folgore. Gli uomini impegnati nelle esercitazioni militari erano complessivamente 4mila. Oltre i soldati italiani, erano presenti le forze armate di Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti. Le azioni militari si sono svolte in Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

L’esercitazione è la prima di un fitto calendario di operazioni di addestramento che copre tutto il mese di settembre fino al 2 ottobre. Subito dopo Steadfast Javelin II, sarà la volta di ‘Rapid Trident’ che si svolgerà dal 13 al 20 settembre a Lviv (in Ucraina) con la partecipazione di una dozzina di nazioni. Tutte le esercitazioni erano già previste prima della restituzione della Crimea alla madre Russia ma sono state tutte allargate e passate sotto comando Nato.

Gli esperti militari si dicono molto preoccupati per l’escalation della crisi tra l’Ucraina e la Russia e parlano apertamente del rischio di un conflitto nucleare. Davanti a scenari da incubo, non si capisce la posizione dell’Europa e, in particolare, dell’Italia. I rischi di un conflitto, malgrado la tregua siglata nei giorni scorsi, sono evidenti. Certamente la politica delle sanzioni, della pressione delle esercitazioni militari ai confini dell’Europa e l’ipotesi di fornire persino armi a Kiev non fa che inasprire lo scontro e le distanze tra Russia e Nato.

Mosca, non senza ragioni, accusa l’Europa e gli Stati Uniti di usare la crisi ucraina come pretesto per realizzare piani militari concepiti da tempo, mettendo in questo modo il processo di pace a rischio.

Gli scenari futuri, a ben vedere, non sono rassicuranti. Se non è guerra fredda, poco ci manca.

In Galles è stato approvato un nuovo piano d’azione (Rap) che comprende la creazione di una forza di intervento immediato con carri armati, aerei, navi e logistica. Si tratta di  cinque basi tra paesi baltici, Polonia e Romania; una forza militare che avrà una presenza continua nell’est europeo.

Il Cremlino ha risposto annunciando l’apertura, in via permanente, della base militare nell’Artico nell’arcipelago delle Isole della Nuova Siberia.

Le sanzioni, comunque, non spaventano la Russia che da tempo ha deciso di guardare ad altri mercati, imponendo a Europa e Stati Uniti un embargo molto duro. Il  Ministero per il commercio estero russo ha infatti bloccato dal mese di agosto le importazioni di alcuni prodotti (frutta, verdura, latticini, carne e pesce) dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada, dall’Australia e dalla Norvegia. L’Italia non potrà esportare, ad esempio, il pecorino romano, il tessile e molti manufatti della moda. Il danno per la bilancia commerciale del nostro paese è enorme. Tra i nuovi partner commerciali di Mosca ci sono i paesi dell’America Latina (Brasile, Argentina, Cile) e quelli orientali come la Cina e la Corea del Nord.

Se Usa, Gran Bretagna, Francia e, in parte, Italia spingono per una pressione militare su Mosca, la Germania  di Angela Merkel si è dimostrata più cauta e preferisce la strada di nuove sanzioni alle esercitazioni. Berlino, come è noto,  è contro l’espansione della presenza militare della NATO sul territorio dei paesi dell’Europa Orientale e sa bene che la riedizione della politica della guerra fredda e dei blocchi contrapposti non può portare a nulla di buono. La Germania pensa che l’unica strada da perseguire sulla vicenda ucraina sia appunto quella del dialogo, seppure in presenza di sanzioni, con Putin. Ogni altra direzione rischia di essere dannosa per tutti, sia sotto il profilo della sicurezza sia sul versante economico e commerciale.

A Berlino, che pure non si sottrae agli impegni della Nato, va dunque dato il merito di aver frenato gli Stati Uniti, il cui impegno in Europa, e in particolare nelle dinamiche interne dell’Ucraina, rischia di essere un fattore di destabilizzazione dell’Europa.

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