L’OPINIONE/ Cui prodest? Il Piano “Mattei” e gli interessi italiani in Africa


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di Franz Di Maggio

“… abbiamo la presunzione di credere che stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa” – ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad Addis Abeba, dove, scortata da un folto gruppo di imprenditori italiani è giunta con grande accoglienza da parte del controverso leader etiope Abiy Ahmed Ali. 

In un’era di neo-colonialismo economico si inaugura un nuovo modo – a parere di chi scrive piuttosto ipocrita – di incentivare il progresso in Africa. Se si guarda oltre le dichiarazioni di facciata e a un “buonismo” al quale nessun africano dovrebbe abboccare, si capisce molto bene a chi giova e gioverà il piano “Mattei” (povero Mattei, si rivolta nella tomba a essere citato a sproposito!).

Dunque, cui prodest? In primis alle aziende presenti al summit, pronte a conquistare qualche posizione in Africa, amichettevolmente sostenuta anche economicamente dal nostro Governo, riducendo così al minimo il “rischio di impresa” in Paesi fortemente indebitati o sull’orlo del default. In seconda battuta ai governanti di questi Paesi (ecco il perché di tanto entusiasmo) che si vedono recapitare a costi esigui opere impensabili per loro.

Fin qui tutto bene, anzi benissimo, una visione win-win del progresso economico e sociale italiano e africano. Molti dubbi sorgono sulla destinazione dei fondi e sul loro impiego, ecco perché in Europa i più “scafati” politici hanno capito molto bene dove sta l’inghippo.

Nel Congo in guerra (e gestito da un potere politico corrotto e repressivo) arriva l’ENI per il gas. Accordi disinvolti in vista con Nigeria (chiedetevi perché i Nigeriani scappano dal loro Paese) e con Etiopia (altro Paese sull’orlo permanente di una guerra civile).

Diciamo che la scelta dei Paesi con cui operare lascerebbe dubbi al più ingenuo e in buona fede degli economisti mondiali. Anche perché è risaputa la tendenza dei leader di molti Paesi africani a usare senza alcun pudore le connessioni per incrementare le proprie ricchezze personali. Non tutti ovviamente, ma se fate una semplice ricerca come l’ha fatta chi scrive, scoprirete facilmente che quelli con cui si fanno accordi sono nella parte medio-bassa della classifica mondiale dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International, indicando livelli significativi di corruzione percepita. Nel 2024-2025, l’Etiopia si è posizionata al 96° posto su circa 180 paesi analizzati, la Nigeria al 142° e il Congo al 163°.

Andreottianamente, a pensare male si fa peccato, ma ci si becca. Considerazione finale non virgolettata, ma evidente: non vi assistiamo, anzi vi rimandiamo indietro quando possiamo, vi facciamo torturare e violentare nelle carceri libiche, se potessimo spareremmo anche ai barconi che cercano di scappare dai vostri Paesi, ma manteniamo la vostra classe politica, e, più che volentieri, i nostri “amici”.


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