Siria, Padre Jacques Mourad: “Non posso accettare che un miliziano sia il presidente del mio Paese”


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In Siria firmata una nuova costituzione: tra promesse di pluralismo e timori per le libertà religiosa

Il 13 marzo scorso, in Siria, è stata firmata una nuova costituzione temporanea, valida fino al 2030. A farlo è stato Ahmed Al Sharaa, figura emersa nel panorama post-bellico del Paese e oggi al centro delle trasformazioni istituzionali in atto. Il testo costituzionale, pur affermando il rispetto delle minoranze religiose, stabilisce che la giurisprudenza islamica sarà la principale fonte di legislazione, segnando una netta discontinuità rispetto alla carta precedente, che la considerava solo “una delle fonti”.

Un passaggio che non ha mancato di suscitare preoccupazione, specialmente tra le comunità religiose non musulmane. Tra le voci più lucide e critiche, quella di padre Jacques Mourad, sacerdote cattolico e figura di riferimento nel dialogo interreligioso siriano. Intervistato da Luciana Coluccello per In Mezz’ora in un futuro migliore, padre Mourad aveva già previsto questo scenario, mettendo in guardia rispetto alla possibilità che il nuovo assetto politico fosse dominato da una visione confessionale della legge.

“Molti di noi, qui in Siria, hanno sperimentato la libertà per la prima volta l’8 dicembre, il giorno in cui è caduto il regime di Bashar al-Assad. Ma come comunità religiosa siamo molto cauti. Io non posso accettare che un miliziano sia il presidente del mio Paese”, ha dichiarato Mourad.

La sua preoccupazione non è solo simbolica. In un contesto segnato da anni di guerra civile, l’emergere di leadership provenienti da gruppi armati e la crescente influenza di visioni ideologiche radicali rischiano di minare alla base i principi di pluralismo e convivenza che molti, dentro e fuori la Siria, auspicano per il futuro.

Il nuovo testo costituzionale è dunque uno spartiacque. Da un lato, rappresenta un tentativo di dare un ordine politico a un Paese devastato; dall’altro, solleva interrogativi profondi su quale Siria si stia costruendo. Il riferimento esplicito alla Sharia come fonte primaria del diritto fa temere un restringimento degli spazi di libertà per le minoranze religiose e per le donne, in un contesto già fragile e complesso.

Padre Mourad, che ha vissuto in prima persona l’esperienza del sequestro da parte di gruppi jihadisti e continua a operare in Siria come testimone di pace e riconciliazione, invita alla prudenza. Il suo sguardo non è ideologico ma profondamente umano: dietro le sue parole c’è la preoccupazione per il futuro dei cristiani in Siria, ma anche per quello di un’intera società che rischia di passare da una dittatura a un’altra forma di autoritarismo.

Mentre la comunità internazionale osserva, spesso con distrazione, ciò che accade nel Paese, voci come quella di padre Mourad chiedono attenzione, responsabilità e sostegno per un futuro che non sia solo la somma delle vittorie militari, ma un vero processo di riconciliazione e giustizia.


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