Franz Di Maggio
Chiamati alla guerra santa dagli Ayatollah, gli Houti nei giorni scorsi hanno lanciato dallo Yemen due missili su Israele, nella spirale di una guerra ormai fuori controllo che potrebbe vedere un nuovo fronte. Le relazioni diplomatiche tra Israele e il Somaliland, l’autoproclamata repubblica che si affaccia sul golfo di Aden, sono tali da indurre lo Stato ebraico a considerare di installare basi militari sul corno d’Africa, ipotesi che ha sollevato indignazione e timori di essere coinvolti tra gli Stati della regione e l’Unione africana.
Lungo il corno d’Africa e il mar Rosso, però, stazionano e operano anche le navi militari dell’UE impegnate nelle missioni navali Aspides e Atalanta. L’apertura di un nuovo fronte militare rischia di avere implicazioni serie anche per l’Europa, che potrebbe ritrovarsi risucchiata in una guerra dalla quale sta cercando di non vedersi da protagonista.
Certamente Israele ha iniziato una nuova politica di penetrazione in Africa con gli interrogativi del caso. Il riconoscimento del Somaliland, il primo da parte di un Paese dell’ONU, contribuisce a creare tensioni con la Somalia, in una regione dove l’UE ha comunque interessi strategici. Ci sono anche Egitto e Sudan in allarme: le due nazioni temono che il riconoscimento del Somaliland possa spingere l’Etiopia a rivendicare per sé le acque del Nilo azzurro e gestire la Grande Diga del Rinascimento etiope senza rendere conto a nessuno.
Inoltre, Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto hanno iniziato a coordinarsi per contrastare quello che considerano un “Asse della Secessione” destabilizzante. Questi Paesi vedono come minaccia l’utilizzo dei movimenti secessionisti come strumenti dirompenti di strategia geopolitica in Medio Oriente e nel Corno d’Africa, e intendono contrastarli.
Le mosse israeliane in Africa si arricchiscono un attore ulteriore in un continente dove convergono interessi diversi. Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Turchia – e non da ora – l’Iran: un cammino iniziato a Teheran il 10 marzo 2023 in occasione del primo summit economico Iran-Africa occidentale, a riprova del peso crescente del regime degli ayatollah nel continente.
Attenzione crescente, dunque, al posizionamento in Somaliland di Israele, a cui l’Iran potrebbe rispondere con le batterie missilistiche in uso agli Houti dallo Yemen, allargando di fatto all’Africa un conflitto che è sempre meno regionale e sempre più globale.



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