di Franz Di Maggio
Se in Sudan la guerra civile non lascia tregua e non sembra trovare soluzioni in tempi rapidi, nel Sud Sudan la soluzione “democratica” attraverso regolari elezioni appare più come un’imposizione che come il risultato della lunghissima transizione.
Il capo dello stato, Salva Kiir, ha validato le modifiche alla bozza di intesa che ha posto fine a cinque anni di guerra civile:a suo parere le modifiche si sono rese necessarie per rispettare la roadmap ed evitare un nuovo slittamento delle elezioni, che sarebbero le prime dall’indipendenza del paese, nel 2011.
Il motivo dei rinvii successivi appare piuttosto pretestuoso: in pratica si attendeva (da quindici anni) l’approvazione di una nuova Costituzione (vige ancora quella transitoria del 2011); inoltre i precedenti accordi tra le forze politiche del Paese prevedevano prima delle elezioni la chiusura di un censimento mai iniziato.
Kiir ha deciso di usare le maniere forti: basta rinvii, modifica degli accordi unilaterale ed elezioni fissate alla fine di quest’anno. Sempre secondo le disposizioni chiave (ora cestinate) erano previsti: il disarmo delle milizie, l’unificazione delle forze armate, il rimpatrio dei rifugiati e l’attuazione di riforme istituzionali in senso democratico.
Conseguenze di questa azione di forza: l’esclusione dei gruppi della società civile e dell’ala del SPLM-IO fedele al primo vicepresidente Riek Machar, sospeso dall’incarico e arrestato il 26 marzo con le accuse di omicidio, tradimento e crimini contro l’umanità. Un processo che il partito denuncia essere politicamente motivato.
La giustificazione di questa accelerazione forzata del processo democratico da parte di Kiir sta nell’intenzione di soddisfare le aspettative – e le pressioni – della comunità internazionale e dei donatori.
In realtà questo è il pretesto per preservare la legittimità della sua posizione di potere e mantenere il controllo politico.
L’instabilità crescente e il malcontento delle varie fazioni si accompagnano ad atti che sconfinano spesso nella criminalità: Medici senza frontiere denuncia l’aumento della violenza, degli attacchi alle strutture sanitarie da parte di tutte le parti in conflitto e le restrizioni all’accesso umanitario che stanno ulteriormente ostacolando la fornitura di assistenza sanitaria e aiuti.
Secondo le Nazioni Unite, da gennaio nuove ondate di violenza hanno provocato lo sfollamento di oltre 320.000 persone e la morte di altre 2.000.
In palese violazione del diritto umanitario internazionale, il 2025 ha visto anche un forte aumento degli attacchi alle strutture sanitarie da parte di tutte le parti in conflitto. Medici senza frontiere ha subito 8 attacchi mirati contro le sue strutture e il suo personale negli stati dell’Equatoria Centrale, Jonglei e Alto Nilo, che hanno costretto alla chiusura dei due ospedali di Ulang e Old Fangak.
Il 3 dicembre scorso, una struttura è stata colpita da un attacco aereo nella città di Pieri, nello stato di Jonglei. Lo stesso giorno, le équipe di MSF hanno assistito a ulteriori attacchi aerei a Lankien, dove gestiscono strutture sanitarie.
Medici senza Frontiere dichiara in una nota: “Da anni la popolazione del Sud Sudan affronta alcuni dei bisogni medici e umanitari maggiori al mondo. Nel 2025, la situazione è peggiorata drasticamente. Il bisogno sempre crescente di assistenza richiede un’azione urgente: i donatori internazionali devono mantenere i loro impegni nel sostenere gli sforzi sanitari e umanitari, e le lacune degli attuali programmi in corso nel paese devono essere colmate quanto prima. È necessario garantire la consegna puntuale di farmaci essenziali, forniture e stipendi per gli operatori sanitari. In un contesto di violenza crescente, devono inoltre essere assicurati l’accesso umanitario, la protezione dei civili e il rispetto delle strutture sanitarie. Chiediamo, inoltre, al governo del Sud Sudan di aumentare il budget nazionale destinato alla sanità, in linea con l’impegno della Dichiarazione di Abuja che prevede l’allocazione del 15% del budget alla salute. Attualmente, solo l’1,3% del budget nazionale è destinato al settore sanitario.”
Per rendersi credibile ci pare necessario che il governo attuale segua la strada indicata da MSF, abbandonando la strada del riarmo pesante che ha impoverito di risorse il già non ricco di risorse giovane Paese africano.



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