Libano: muri intorno ai campi palestinesi, protesta al Fatah


Le autorità libanesi hanno avviato la costruzione di una cinta muraria attorno al più affollato campo palestinese a sud di Beirut, dove vivono circa 100mila persone. Lo riferisce Munir Miqdah, vice comandante delle forze di sicurezza palestinesi in Libano ed esponente di spicco di Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas).

Interpellato dal quotidiano di Beirut an Nahar, Miqdah ha annunciato le sue dimissioni da responsabile del comitato congiunto della sicurezza nei campi palestinesi del Libano per protestare, tra l’altro, contro la decisione delle autorità libanesi di proseguire nella costruzione del muro attorno al campo profughi di Ayn al Helwe, nei pressi di Sidone, 40 km a sud di Beirut. Nel campo vivono circa 80/100mila persone, secondo fonti palestinesi, mentre l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, Unrwa, afferma che i palestinesi registrati nel campo sono 54mila.

La barriera dovrebbe essere completata entro i primi mesi del 2018 e secondo alcuni osservatori sarebbe vista di buon occhio soprattutto dal Presidente della Repubblica, l’ex generale Michel Aoun, che non ha mai nascosto la sua storica avversione per la presenza dei palestinesi nel paese dei Cedri, considerati come un elemento di instabilità interna. E nessun partito libanese in ogni caso si è espresso pubblicamente contro la decisione di innalzare questa nuova barriera. Sui social in molti hanno paragonato il muro di Ain al Hilwe a quelli costruiti da Israele in Cisgiordania, al confine con l’Egitto e a quello che correrà lungo il confine orientale della Striscia di Gaza.

Nelle settimane scorse erano divampate polemiche per l’avvio dei lavori di innalzamento della cinta muraria, rafforzata da torrette di avvistamento, blocchi di cemento, filo spinato e reticolati elettrificati. “Hanno ripreso a costruire il muro – afferma Miqdah – e nei giorni scorsi hanno anche installato un portone metallico elettrificato all’ingresso principale nella parte nord del campo”. Secondo le autorità palestinesi e molte organizzazioni umanitarie la costruzione trasformerà in una enorme prigione Ain al Hilwe. Secondo al Maqdah in ogni caso «le implicazioni psicologiche di questo muro saranno negative e difficili da superare».

Il muro, ufficialmente, dovrebbe servire a impedire che i jihadisti in fuga dalla Siria, e quelli presenti nel paese, trovino rifugio in un campo dove negli ultimi anni si sono registrate molte criticità dal punto della vista della sicurezza interna. Nel complesso sono oltre 400mila i rifugiati palestinesi in Libano, costretti a vivere segregati nei campi, che sopravvivono grazie agli aiuti umanitari internazionali e locali. I palestinesi, inoltre, sono esclusi da molti lavori. Una condizione difficile che si aggiunge all’emergenza dei profughi provenienti dalla Siria e che di fatto rende il paese dei cedrei un’enorme polveriera sociale e politica.