Assad è il favorito ma l’ombra degli Usa aleggia sulle elezioni in Siria


 

(Redazione) – Oltre quindici milioni di siriani saranno chiamati a votare in occasione delle elezioni presidenziali del 3 giugno. Il dato è stato comunicato dal ministero degli Interni di Damasco. “Il numero di cittadini con almeno diciotto anni e che possono esercitare il loro diritto di voto conformemente alla Costituzione si attesta a 15.845.575 all’interno e all’esterno del territorio siriano”, ha precisato il ministero, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Sana. Più di 9mila seggi con oltre 11mila urne saranno allestiti nei governatorati del Paese, in preda al conflitto; saranno aperti dalle 7 alle 19 (dalle 6 alle 16 in Italia).

Il presidente Bashar al-Assad, la cui rielezione appare scontata, si confronterà con altri due candidati: il deputato dell’opposizione, Maher Abdel Hafiz Hajjar, esponente del Partito della volontà popolare che in passato è stato tra i leader del Partito comunista siriano, e l’ex ministro Hassan Abdallah al-Nuri.

Intanto migliaia di siriani si sono già recati presso l’ambasciata di Damasco alle porte di Beirut per votare. Così hanno fatto in altri paesi. I siriani, armati di bandiere, hanno raggiunto la rappresentanza diplomatica a piedi o con auto e pullman con immagini del presidente Bashar al-Assad, che si è candidato per un terzo mandato consecutivo alla presidenza. ”Sono qui per votare per Assad, è il nostro presidente e il nostro leader”, ha detto uno degli elettori intervistati dal giornale The Daily Star a Beirut. Il Libano ospita oltre un milione di rifugiati siriani in fuga dal conflitto scoppiato dopo l’inizio nel marzo del 2011 di proteste antigovernative.

Per la Coalizione nazionale siriana, principale blocco dell’opposizione a Damasco, le presidenziali, le prime ”multipartitiche” in Siria, sono una ”farsa”. Per questa ragione ha invitato i siriani al boicottaggio. Non la pensa così il candidato dell’opposizione Maher Abdel Hafiz Hajjar, per il quale le elezioni presidenziali possono contribuire a ”ridurre” le violenze nel Paese arabo. ”La partecipazione dei cittadini alle elezioni – ha detto Hajjar in un’intervista all’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua – contribuirà a contenere lo spargimento di sangue in Siria e più alta sarà l’affluenza meno sangue verrà versato”.

Hajjar, 46enne originario di Aleppo, ha parlato di una guerra ”brutale” che ha ”colpito tutti i siriani, che quindi andranno alle urne per dire basta ai pregiudizi e alla brutalità, basta con gli spargimenti di sangue”.  Nell’intervista Hajjar ha detto di ”non credere che i risultati delle elezioni siano già stati decisi” e di ritenere piuttosto che ”tutte le opzioni siano sul tavolo”. Il politico si è detto convinto che l’importante sia rispettare la ”volontà del popolo siriano” e ha denunciato l’impossibilità di raggiungere per la ”campagna elettorale” le persone nelle aree della Siria sotto il controllo dei ribelli. ”Il cambiamento è necessario”, è il suo slogan.

Sulle elezioni siriane intanto aleggia di nuovo lo spettro degli Stati Uniti. Il Presidente Barack Obama ha annunciato infatti nuove risorse per sostenere la Siria e i paesi vicini: Giordania e Libano, Turchia e Iraq. Escludendo l’invio di truppe o una soluzione militare, Obama ha ribadito che aumenterà lo sforzo per aiutare i gruppi armati che si oppongono al presidente Assad. Non facendo alcun riferimento alle sigle terroristiche che da anni sono operative in Siria, alcune delle quali combattono sotto le insegne di al Qaeda, il presidente americano ha detto che gli Stati Uniti metteranno a disposizione 5 miliardi di dollari per aiutare gli alleati a combattere contro gli estremisti. Il fondo, che dovrà sostenere la lotta al terrorismo, potrebbe trasformarsi in un pericoloso boomerang nella guerra in Siria, per il rischio più che concreto che una parte dei fondi vada a sostenere l’azione di gruppi islamisti che combattono contro Damasco.

Da segnalare la posizione del senatore della Virginia, Richard H. Black, che ha ringraziato l’esercito arabo siriano “per il suo eroismo nella lotta contro il terrorismo”. In una lettera indirizzata al presidente siriano Bashar al-Assad, il senatore ha definito le bande armate “criminali di una guerra selvaggia legati ad al-Qaida” e “mercenari che entrano in Siria per uccidere la gente”, assicurando che pochi americani sanno che supportano lo stesso partito responsabile degli attacchi dell’11 settembre 2001.

“Questi macellano civili e usano autobombe per uccidere donne e bambini”, ha spiegato e ha ringraziato Assad per il suo “comportamento rispettoso nei confronti delle diverse comunità, mentre i gruppi armati agiscono come ladri e criminali”.

“Non posso spiegare come gli americani che hanno sofferto tanto a causa di al-Qaida sono stati intrappolati a sostenere gli estremisti, ma conosco molti funzionari degli Stati Uniti che non sono d’accordo con la formazione e l’inserimento di terroristi che valicano i tuoi confini attraverso la Giordania e la Turchia”, ha scritto ancora Black. Parole che risuonano come un atto di accusa nei confronti della Casa Bianca, anche alla luce delle nuove dichiarazioni di Obama.