Francia. Così l’Italia precarizza i docenti italiani all’estero


 

Mimmo Cioffarelli e Sergio Tirone. Si chiamano così i due professori italiani che per un decennio, a partire dal 1993, sono stati pagati dalla più grande scuola di italiano in Francia, emanazione diretta della Farnesina nella capitale europea della Cultura. Bisogna tenere in mente questi due nomi perché costituiscono un precedente nelle cause di lavoro internazionali. Nel 2011 un tribunale francese ha obbligato l’Italia a reintegrare i due insegnanti, licenziati dall’Istituto italiano di Cultura, e a risarcire i contributi di dieci anni di un precariato che i giudici francesi ritengono “illegittimo”. Una sentenza a cui l’Italia fino a oggi non ha dato esecuzione anche se dopo sette anni e mezzo di processo, l’Italia è stata costretta a reintegrare e risarcire i due ex professori dell’Istituto di cultura. Ma dei contributi nemmeno l’ombra. Una storia che potrebbe ripetersi anche per l’Istituto di Cultura a Bruxelles, dove i docenti di italiano per stranieri hanno prestato servizio per 15 anni. Anche in questo caso ci si troverebbe di fronte  a un rapporto di lavoro pieno zeppo di irregolarità. In Belgio i professori possono insegnare solo grazie alla mediazione di un’agenzia interinale.

LA STORIA

“I due professori, – scrive il Fatto Quotidiano – come il resto del corpo docente impiegato in rue de la Grenelle, lavora con contratti di prestazione d’opera rinnovati ogni sei mesi. Fino al 2001, quando l’Istituto italiano di Cultura di Parigi ricorre a un escamotage che si rivelerà fatale: affida i contratti degli insegnanti a un’associazione privata che figura così come intermediario in modo da non far figurare nessun rapporto diretto fra i lavoratori e l’ente. Ma Oltralpe non si scherza con il diritto del lavoro e gli ispettori del Fisco francese ci mettono solo pochi mesi a scoprire il trucco: l’Associazione culturale Vitalia altro non è che una società paravento creata ad hoc per consentire all’Ambasciata d’Italia a Parigi (che ha il controllo diretto dell’Istituto di Cultura) di evadere gli oneri fiscali e previdenziali”.

La situazione si trascina fino al 2003, quando l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini nomina, tramite il meccanismo dei “chiara fama”, direttore dell’Istituto parigino il regista Giorgio Ferrara che, dall’oggi al domani, interrompe i corsi lasciando a casa gli studenti, ma soprattutto gli insegnanti. “La vicenda fa scalpore: perfino Le Monde e Liberation – racconta il Fatto Quotidiano – criticano la decisione, sottolineando il suicidio di una scuola che aveva raggiunto la cifra record di 850 iscritti e un giro d’affari superiore al milione di euro. E, come a Bruxelles, gli allievi non sono ragazzi, ma intellettuali, facoltosi diplomatici e funzionari con la passione per il Bel Paese”.

A quel punto Cioffarelli e Tirone decidono di andare fino in fondo e di non rassegnarsi a questo caso di ingiustizia all’italiana consumata all’estero. I due professori  portano dieci anni di contratti (precari) al Tribunale francese del lavoro per rivendicare il riconoscimento di un vincolo di subordinazione derivante dall’impiego reiterato e continuato della loro professionalità. Ambasciata e Farnesina si costituiscono in giudizio cercando in tutti modi di evitare la condanna.  Niente da fare: il 7 novembre 2011 il tribunale condanna l’Italia a reintegrare Mimmo e Sergio e a risarcirli dei contributi mai versati con cifre che variano dai 45 ai 50mila euro. Il resto è storia recente.

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