Iran. Appunti di un regista: Kamran Shirdel


 

Io nasco in una famiglia borghese, tutti noi figli abbiamo studiato all’estero, mio padre è uno dei fondatori dei grandi zuccherifici dell’Iran, per cui noi abbiamo dovuto accompagnarlo nei suoi spostamenti. Già da quando frequentavo le superiori mio padre iniziava a delineare il mio futuro, che secondo una tradizione familiare doveva essere o di ingegnere o di medico. Io avevo una tendenza artistica, per cui mi sono orientato verso l’architettura.

La mia famiglia politicamente è sempre stata anti Scià, infatti mio padre si era formato a Parigi e aveva una mentalità liberale. A 14 anni sono diventato comunista, chiaramente non iscritto al partito, ricordo che mio padre un giorno mi ha fatto legare dai suoi dipendenti ad un palo e sono stato letteralmente frustato per essere passato alla sinistra.  Erano i primi anni 50, molte persone erano in prigione per essere comuniste, e circa 10 persone sono state fucilate.

La società occidentale, in media, ha delle forti limitazioni culturali e informative rispetto al mio paese, e io credo che questo dipenda dai mass media che vi raccontano moltissime bugie, soprattutto per gli interessi politici che legano il mondo occidentale al mio paese, ma anche perché non capiscono la nostra cultura. Io non penso che sia possibile per nessuno passare due giorni in un paese straniero e pensare di poterlo raccontare, lo puoi anche fare ma non avrai un analisi profonda e veritiera. L’Iran è un paese che ha molte sfaccettature nascoste, e non ti permette di scoprirle subito, devi andare più in profondità e vivere la nostra cultura se vuoi davvero capirne i principi. Io non combatto più, seguo la mia strada anche davanti agli stereotipi e ai pregiudizi, giro il mondo con i miei film che raccontano il mio paese e spero che attraverso lo scambio e la conoscenza le persone inizino a capire la mia cultura.

Politicamente l’Iran dal 2013 ha un nuovo presidente anche se io questo cambiamento non lo vedo, la mia speranza e che non succeda quello che è successo con gli “aiuti” americani in Siria, Iraq, Afganistan che sono tutti paesi vicini a noi. Per fortuna l’Iran oggi è ancora un’isola di pace dove si vive bene, il caro vita esiste e il crollo del prezzo del petrolio ci sta rovinando, e questo dipende ancora una volta dai giochi economici dell’occidente e in particolare dell’America. Io comunque non sento tanta differenza adesso che abbiamo un nuovo presidente.

 

(foto di Francesco Montis)