Assadakah: dopo le parole del Papa, nessuno chiuda gli occhi sul genocidio armeno


 

(Raimondo Schiavone) – Il Centro Italo Arabo Assadakah esprime soddisfazione per le importanti parole del Santo Padre che ha definito lo sterminio del popolo armeno, per mano del governo dei giovani turchi, il “primo genocidio del XX secolo”. Sono parole importanti che, dopo quelle di Giovanni Paolo II, frantumano il muro dell’indifferenza e di silenzio che per troppo tempo ha caratterizzato questa tragedia.

Come Centro Italo Arabo abbiamo chiesto alle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo e al Governo Italiano che il 2015 venisse dichiarato anno della memoria e il 24 aprile di ogni anno giorno dedicato a ricordare il sacrificio di un popolo che ha pagato con la morte di circa un milione e mezzo di persone il disegno sterminatore dei turchi ottomani.

A quella richiesta, avanzata in varie sedi, non abbiamo mai ricevuto una risposta.

Grave, anche se non stupisce, l’atteggiamento della Turchia che, dopo le parole di Papa Francesco, ha richiamato l’ambasciatore turco in Vaticano. La posizione del governo di Ankara, che dopo cento anni, si rifiuta di riconoscere quel crimine e nega che si sia trattato di genocidio, impone alle istituzioni europee la scelta di bloccare una volta per tutte l’ingresso della Repubblica turca nell’Unione Europea, in quanto incompatibile con i suoi valori fondanti. Quel governo è inoltre responsabile di continue violazione di diritti umani e di libertà civili e si è resa responsabile di complicità, se non quando di veri e propri aiuti, alle bande terroristiche che stanno insanguinando la Siria e l’Iraq.

Per ricordare quello sterminio e denunciare la politica negazionista turca, il Centro Italo Arabo ha promosso un libro dal titolo “Il genocidio Armeno: 100 anni di silenzio – Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti”, scritto da tre giornalisti italiani: Alessandro Aramu, Gian Micalessin e Anna Mazzone. Una testimonianza straordinaria da parte di chi ha vissuto in prima persona le persecuzioni, le violenze e l’esilio forzato, lontano dalla patria negata. Un reportage che dal passato arriva fino ai giorni nostri, per comprendere come l’Armenia contemporanea, attraverso le nuove generazioni, affronti la sfida della memoria condivisa come elemento di identità e di appartenenza a un popolo.

Quel libro sarà consegnato al Papa come segno di riconoscenza per quello che sta facendo per il popolo armeno e per la memoria di quel genocidio.