Siria. Iran invia 15mila combattenti in supporto di Assad


 

L’Iran ha inviato 15 mila combattenti in Siria in supporto dell’esercito governativo impegnato nella lotta contro lo Stato Islamico e le varie sigle del terrore. L’obiettivo è recuperare le posizioni perdute dal governo di Damasco entro la fine del mese. La notizia è stata confermata da una fonte politica libanese al quotidiano di Beirut Daily Star. I rinforzi militari, costituito da iraniani, iracheni e afgani, sono giunti nella regione di Damasco e nella provincia costiera di Latakia. A loro il compito di recuperare terreno nella provincia di Idlib, dove le forze governative hanno subito una serie di sconfitte contro i gruppi jihadisti, in particolare Stato Islamico e al Qaeda.

Il generale iraniano Qasem Soleimani, comandante delle forze speciali Qods delle Guardie della rivoluzione, si è personalmente recato questa settimana a Latakia – ha riferito la fonte – per preparare la campagna militare. Qualche giorno fa aveva annunciato all’iraniana Irna «sorprese» da quello che «noi e il comando militare siriano stiamo preparando per i prossimi giorni».

Sempre secondo la fonte anonima citata dal Daily Star, il presidente siriano Assad avrebbe accettato con riluttanza il piano, volto a raggiungere due obiettivi: risollevare il morale delle forze lealiste ma anche raggiungere un successo militare proprio entro il 30 giugno, scadenza fissata per l’accordo tra Teheran e le potenze del 5+1 sul programma nucleare iraniano.

Secondo altre fonti, le truppe inviate dall’Iran rientrerebbero in un piano concordato con il governo di Damasco per lanciare una grande campagna d’estate contro i numerosi gruppi armati presenti in Siria, anche con l’aiuto dei miliziani di Hezbollah. Il partito sciita libanese è infatti pronto a inviare migliaia di uomini per contrastare il terrorismo nel paese. Secondo alcune indiscrezioni, anche la Russia è scesa in campo: in arrivo nuove arme e uomini dell’intelligence presenti sul campo, soprattutto nel nord dove la situazione appare più complicata, come a Idlib e ad Aleppo.