di Franz Di Maggio
Mentre innovazione e progresso avanzano a ritmi sostenuti in molti Paesi dell’Africa, anche vicini, il Burundi deve fare i conti con le sue tradizioni per potersi affrancare dalla povertà.
Indubbiamente questa scelta ha avuto come vantaggio una minore spinta post-colonialista. Tra i Paesi africani più piccoli, non ha seguito il boom economico del vicino Ruanda, e il suo isolamento più che politico è di natura culturale.
Quali sono tradizionalmente le “fortune” per i burundesi? Terra e figli.
Figli in senso di vere e proprie “braccia per l’agricoltura”.
Un boom demografico che ha effetti spaventosi: 14 milioni di abitanti in un’area di dimensioni appena superiori alla Sicilia, con una media di ben cinque figli a famiglia.
Iniziando le donne a partorire in età adolescenziale, ovviamente non hanno alcuna possibilità di studiare; il Paese si regge su un’agricoltura di sussistenza che non riesce comunque a dare cibo sufficiente a questa massa crescente di giovanissimi.
Anche gli uomini comunque seguono le tradizioni: l’indice di scolarità è esiguo e nei campi è più che normale vedere bambini e bambine, impiegati spesso anche nelle attività artigianali, sartoria, falegnameria, lavorazione manuale del cuoio.
Finalmente pare che il governo abbia capito che questo stallo causato dal mantenimento di uno status quo tradizionale non è più governabile. Nel 2050 il Burundi rischia di essere un territorio totalmente urbanizzato e la grandissima maggioranza dei contadini possiede già meno di un ettaro di terra.
La ragionevolezza di alcune giovani donne che si sono rifiutate di vivere da vere e proprie “fattrici” ha mosso qualcosa in ambito sociale: sono sempre di più infatti le ragazze che ricorrono all’uso di contraccettivi per evitare gravidanze indesiderate.
Sulla scorta di questa evidenza, finalmente si è varato un piano di riduzione graduale delle nascite, con l’obiettivo di scendere da cinque a tre figli per donna entro il 2040.
Un primo piccolo passo, peraltro sulle orme dei vicini Ruanda (con ogni donna che ha 3,7 figli) e Kenya (3,2). Una strada lunga che deve essere sostenuta in senso culturale. L’introduzione di fertilizzanti e una maggiore consapevolezza nell’uso delle risorse – prima tra tutte l’acqua – può far aumentare il numero dei raccolti e permettere di diminuire il tasso di mortalità per fame. Ma la strada maestra per la nuova generazione non può che essere quella della crescita del tasso di scolarità e della specializzazione in settori ancora fermi all’anno zero.
Una strada lunga che pretende saggezza per discostarsi dalle tradizioni senza cadere nella corsa all’oro indiscriminata che ha portato molti Paesi africani alla dipendenza se non alla schiavitù di quello che chiamiamo neo-colonialismo.



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