Come la destra cilena ha vinto sulla sicurezza e governa con le politiche del precedente governo progressista.
di Federica Cannas
Sotto i riflettori della campagna elettorale tutto sembrava perfetto. Ma governare non è recitare. E alla luce del sole, le crepe si vedono tutte. La più vistosa, in Cile, è questa: la destra di José Antonio Kast sta gestendo la sicurezza pubblica con il piano scritto da Gabriel Boric, esattamente il presidente progressista che ha passato anni a indicare come la causa di ogni male. Martín Arrau, nuovo ministro della Sicurezza del governo di José Antonio Kast, si è presentato davanti alle telecamere per rispondere a una domanda scomoda: il suo governo ha un piano per combattere la criminalità? La risposta, consegnata con la serietà burocratica di chi non sembra rendersi conto della propria ironia, è stata questa: “Esiste una Politica Nazionale di Sicurezza Pubblica. È vigente, l’ha promulgata il presidente Gabriel Boric, dura sei anni, e noi riteniamo che quella politica sia sufficiente, è ampia, dà spazio per determinate politiche, determinati piani, programmi che si potranno implementare in futuro. Pertanto, la nostra posizione è operare sotto quella politica”.
Detto altrimenti: il piano di sicurezza del governo Kast è il piano di sicurezza del governo Boric.
Per capire la portata grottesca di questa ammissione bisogna tornare indietro di qualche mese, alla campagna presidenziale del 2025. José Antonio Kast ha chiuso la sua campagna a Temuco dichiarando: “Questo governo ha generato caos, disordine e insicurezza. E noi faremo l’opposto: genereremo ordine, sicurezza e fiducia”. Era il refrain di ogni comizio, il Cile di Boric era un paese in dissoluzione, pericoloso, abbandonato al crimine organizzato e all’immigrazione irregolare. Il suo discorso di insediamento ha ribadito il concetto: “Un governo di emergenza non è uno slogan. È ordine dove c’è caos. È sollievo dove c’è dolore. È mano ferma dove c’è impunità”.
Kast ha condotto tre campagne elettorali mettendo la sicurezza come asse centrale del suo programma. Non era un tema tra gli altri, era il tema, la ragione stessa per cui votarlo. La sinistra era presentata come un’anomalia pericolosa, incapace di proteggere i cittadini, complice, consapevole o meno, del degrado. La criminalità e la violenza rappresentavano la preoccupazione principale del 63% dei cileni secondo un sondaggio Ipsos dell’ottobre 2025.
Una volta vinte le elezioni, però, qualcosa non ha funzionato. La prima ministra della Sicurezza del governo Kast, Trinidad Steinert, è stata costretta a dimettersi dopo aver ammesso pubblicamente che non si aspettava che la Camera dei Deputati le chiedesse “un piano di sicurezza strutturato”. Una confessione stupefacente. La ministra di un governo che aveva vinto promettendo sicurezza non sapeva che avrebbe dovuto avere un piano.
Al momento di governare è risultato evidente che mancava un piano reale. Arrau è arrivato per riparare il danno d’immagine. E il modo in cui ha scelto di farlo è stato, per dirlo con eleganza, controproducente.
La reazione dell’opposizione è stata immediata e chirurgica. Camila Vallejo, ex portavoce del governo Boric, ha scritto sui social con una sintesi che vale più di molte analisi: “Il governo Kast finalmente dice qual è il suo Piano di Sicurezza: il Piano del Governo Boric. Sembra una barzelletta, ma è evidente che non hanno mai avuto un piano proprio. Avevano promesso di risolvere la crisi della sicurezza, con ordine e mano dura, ma ormai sappiamo che erano solo slogan da campagna elettorale”.
Il deputato del Frente Amplio Gonzalo Winter ha ricordato che Kast “ha trascorso 9 anni a promettere un piano che non è mai esistito”, aggiungendo che “i suoi consulenti in materia di sicurezza erano pubblicitari, non esperti di crimine organizzato”.
Arrau ha provato a cavarsela sostenendo che la politica di Boric è solo una cornice generale, e che il vero piano del governo Kast sarà presentato dopo il discorso presidenziale del 1° giugno. Ha liquidato le polemiche come “artificiali”, affermando che “alla gente questi documenti e queste discussioni politiche non interessano. Quello che conta è l’efficacia”.
È un argomento che ha una sua logica pragmatica, ma che ignora completamente il contesto in cui viene pronunciato. Non si tratta di una disputa tecnica su categorie amministrative. Si tratta del fatto che l’elettorato di Kast associa direttamente Boric al deterioramento della sicurezza pubblica. Validare parte del suo lascito è stato dunque letto come un «regalo» politico non necessario.
In altre parole, il governo sa che ha torto politicamente, ma sostiene di avere ragione tecnicamente. E nel frattempo governa con gli strumenti del predecessore che ha trascorso anni a demonizzare.
C’è qualcosa che va oltre la piccola polemica di giornata. Questo episodio rivela una contraddizione profonda nella politica latinoamericana della destra populista. Costruire consenso attraverso la paura e la promessa di rottura radicale, per poi scoprire, una volta al governo, che le istituzioni funzionano su continuità, non su rivoluzioni. La Politica Nazionale di Sicurezza 2025-2031 firmata da Boric è una legge vigente che dura sei anni. Non puoi cancellarla con uno slogan.
Il punto non è se la politica di Boric fosse buona o cattiva. Il punto è che Kast ha vinto le elezioni sostenendo implicitamente che fosse pessima, e ora la usa come fondamento della propria azione di governo.
Vale la pena ricordarlo ogni volta che qualcuno vince promettendo ordine assoluto, mano ferma e discontinuità radicale. La realtà governativa tende a essere molto meno fotogenica degli slogan di campagna. E quando arriva il momento di presentare il piano, a volte si scopre che il piano migliore disponibile è quello di chi si era promesso di seppellire.




e poi