Esclusivo Siria/ Intervista a Wahid Hilal, segretario del Partito Baʿth Arabo Socialista 


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(Alessandro Aramu) – Dopo il Presidente della Repubblica Siriana, Wahid Hilal è certamente l’uomo politico più influente in Siria. Il segretario regionale del Partito Baʿth Arabo Socialista della Siria ci accoglie nella sede di Damasco, nella sala delle udienze dove campeggia la grande foto di Bashar al Assad. E’ una delle zone della città maggiormente controllate, con posti di blocco dell’esercito a presidiare una cittadella fortificata, quella del potere, il centro di comando di molte decisioni sia di politica interna che estera. A dispetto di ciò che si può pensare, il presidente Assad e il governo siriano hanno una gestione condivisa delle linee strategiche sia in campo politico che militare. Il partito Bath è senza dubbio il luogo dove la collaborazione si mantiene più stretta. Dopo quattro anni di guerra, lo Stato si identifica meno che nel passato con il partito. Sono due entità che si muovono sullo stesso piano ma non sono più la stessa cosa. La difesa della sovranità nazionale e la lotta al terrorismo sono la matrice comune che unisce molte componenti della società politica siriana: aperture che hanno portato i cristiani e alcune componenti sunnite, non bathiste e in passato anche all’opposizione, a difendere lo Stato – laico e indipendente –  contro un’aggressione voluta dall’esterno.

E’ Hilal a capovolgere i ruoli, ponendo una domanda quasi scontata: “Come avete trovato Damasco?”. E’ la stessa domanda che ogni siriano di Damasco rivolge a uno straniero, in particolare ai giornalisti. Vi è la necessità di smontare le menzogne della stampa occidentale che descrive la capitale come un luogo pericoloso che vive quotidianamente sotto le bombe e in mezzo alla distruzione. Niente di più falso. Damasco è una città normale, con un traffico caotico e la frenesia tipica delle grandi città. Una Damasco viva, vitale, persino sfrontata nella sua grande capacità di reagire e di lasciarsi alle spalle l’orrore della guerra.

“Ecco come è Damasco, è una città – sottolinea Hilal – dove non ci sono morti in strada. Qui la vita scorre normalmente, i negozi e i locali sono aperti e frequentati. I ragazzi e le ragazze si ritrovano esattamente come da voi in Italia. La situazione in questi anni è migliorata moltissimo, l’esercito ha ricacciato indietro i terroristi e oggi non si sentono più neanche i colpi di mortaio come accadeva in passato. Stiamo vincendo ma la stampa occidentale ha interesse a raccontare un’altra verità. Prima o poi sconfiggeremo i terroristi in tutto il Paese”.

Hilal è originario della martoriata città di Aleppo, la seconda città della Siria, assediata dalle bande armate, molte di matrice islamista e jihadista. La preoccupazione per le sue sorti è comunque smorzata dalla enorme fiducia nell’esercito: “ In nessun luogo della Siria i terroristi l’avranno vinta, prima o poi ritorneremo a vivere ad Aleppo, una città meravigliosa dove tutte le confessioni religiose potevano vivere liberamente e in pace. I terroristi stanno distruggendo tutto questo ma non non l’avranno vinta. Aleppo ritornerà ad essere la città della convivenza e della solidarietà, con i suoi caffè e le sue belle passeggiate”.

Il segretario regionale del Partito Baʿth Arabo Socialista della Siria non vuole sentire parlare di guerra civile: “ E’ un’espressione che fa comodo ai governi nemici, alla stampa occidentale. Non è una guerra civile, non ci sono solo siriani che combattono contro altri siriani. Questa è una guerra orchestrata dall’esterno, con un ruolo decisivo dell’Arabia Saudita, del Qatar, della Turchia e ovviamente di Stati Uniti e Israele. Come si può definire civile – sottolinea Hilal – una guerra dove oltre 20mila combattenti, e cito un numero in difetto fornito dalla Commissione Esteri del Congresso degli Stati Uniti, arrivano da più di 80 paesi stranieri? Questa è una guerra contro i siriani e non tra siriani”.

Il terrorismo è il male da sconfiggere, un male che i paesi occidentali e le monarche del golfo hanno alimentato attraverso cospicui finanziamenti: “Hanno utilizzato i terroristi per distruggere la Siria, quella decisione gli si è ritorta contro. Il terrorismo oggi è di casa ovunque, a partire dall’Europa. La Siria – afferma con orgoglio l’esponente politico siriano – combatte il terrorismo nel proprio territorio e nel mondo. Lo fa da sola. Avete visto che cosa hanno fatto tre terroristi in Francia? Soltanto tre terroristi e il mondo si è reso conto che esisteva un problema. Molti di quei capi di Stato che sono scesi in piazza a Parigi sono gli stessi che finanziano i gruppi armati nel nostro paese. Da noi i terroristi sono migliaia, nessuno in Europa scende in  piazza per denunciare questo fatto. Noi condanniamo il terrorismo dovunque e non a seconda delle convenienze. Un terrorista è tale dovunque, invece la Francia li definisce così solo se colpiscono il proprio paese. Se invece agiscono in Siria, li considera rivoluzionari e addirittura li finanzia”.

Sono antichi i rapporti tra l’Italia e la Siria. Il nostro paese era un partner commerciale importante, il primo in Europa. Relazioni economiche e diplomatiche rafforzate anche dalla convinzione di avere radici comune, con testimonianze storiche che hanno agevolato il dialogo tra Roma e Damasco. Lo stesso Bath, ricorda Hilal, aveva rapporti stabili con molti partiti italiani. Un tempo si discuteva assieme di Medio Oriente, di politiche comuni nel bacino del Mediterraneo e di prospettive di pace nella regione. Poi le cose sono cambiate e l’Italia si è accodata al resto dell’Europa, abbandonando un paese amico. Qui ancora viene ricordata la visita del presidente Napolitano, era il 2010, un anno prima della guerra, e l’allora capo di Stato tesseva le lodi della Siria, seduto al fianco del presidente Assad.

“L’Italia – evidenzia Hilal – deve acquistare un ruolo in Europa, la sua forza è sempre stata quella diplomatica. Non può accodarsi alle decisioni degli Stati Uniti. E tanto meno può avere a che fare con la Turchia di Erdogan che, è chiaro a tutti, finanzia il terrorismo ed è il più fedele alleato di Daesh”

Daesh (così viene chiamato lo Stato Islamico da queste parti) non è nato dall’oggi al domani. La sua genesi è nota ed è incomprensibile che l’opinione pubblica mondiale, sottolinea il segretario del partito Bath, creda alle falsità orchestrate ad arte dai governi nemici della Siria: “Daesh è una creazione degli Stati Uniti. Per certi aspetti sono loro stessi ad aver confermato questa notizia. La Casa Bianca agisce per il disordine mondiale e lo fa nei confronti della Siria e, in generale, dell’Europa. Gli Usa, infatti, non vogliono che l’Europa sia stabile, sarebbe un pericolo per la loro leadership mondiale. Una supremazia che non vogliono condividere con nessuno. Non è certo casuale che Daesh fino a oggi abbia colpito l’Europa e non gli Stati Uniti e Israele, suo fedele alleato. Questa è la mia risposta alla domanda che ha posto il giornalista italiano Maurizio Molinari nel suo libro: Perché il terrorismo colpisce l’Europa? La risposta, come si vede, è molto semplice”.

A domanda segue un’altra domanda: “Si può sconfiggere Desh?”. Hilal non ha dubbi: “Certo che si può sconfiggere. Basta volerlo. Basta combattere seriamente i terroristi. Le nostre operazioni militari lo dimostrano. Ogni giorno eliminiamo decine e decine di terroristi in varie parti del paese. In Occidente nessuno parla delle nostre vittorie, non si vuole raccontare la verità. Noi uccidiamo migliaia di terroristi mentre gli Stati Uniti fanno finta di combatterli. Noi stiamo ogni giorno sul fronte mentre altri annunciano bombardamenti e operazioni militari che nessuno ha mai visto. La verità è che gli americani non stanno combattendo Daesh, fanno solo un’inutile propaganda. Il sangue dei nostri soldati è il prezzo per la libertà. Noi non combattiamo solo per la Siria ma per la pace e la sicurezza nel mondo”.

Un ultimo pensiero va al presidente Assad: “Ero al telefono con lui poco fa. La Siria resiste da oltre 4 anni anche grazie al coraggio e alla saggezza del suo presidente. Il popolo è con lui, lo segue e per lui è disposto al sacrificio. Le elezioni hanno dimostrato che il popolo siriano sta con il suo presidente, c’è un grande amore verso quest’uomo. In tanti lo hanno votato e nessuno accetta che siano altri a decidere il destino del proprio leader. Solo il popolo siriano deciderà le sorti della Siria. Molti paesi europei hanno impedito che i siriani andassero a votare nelle sedi diplomatiche, quelle ancora aperte, dando il proprio sostegno al presidente Assad. Questa non è democrazia. Perché hanno avuto paura che il popolo scegliesse il proprio presidente? Forse perché  – conclude Wahid Hilal – è l’unico che si oppone al terrorismo e lo fa con il consenso del suo popolo. Non altrettanto si può affermare per i leader europei, molti dei quali governano senza il consenso e l’amore del proprio popolo”.

Twitter@AleAramu

 

Alessandro Aramu (1970). Giornalista professionista. Laureato in giurisprudenza è direttore della Rivista di geopolitica Spondasud. Autore di reportage sulla rivoluzione zapatista in Chiapas (Messico) e sul movimento Hezbollah in Libano, ha curato il saggio Lebanon. Reportage nel cuore della resistenza libanese (Arkadia, 2012). È coautore dei volumi Syria. Quello che i media non dicono (Arkadia 2013), Middle East. Le politiche del Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia Editore 2014). E’ autore e curatore del volume Il genocidio armeno: 100 anni di silenzio – Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti (2015), con Gian Micalessin e Anna Mazzone. E’ responsabile delle relazioni internazionali della Federazione Assadakah Italia  – Centro Italo Arabo  e Presidente del Coordinamento nazionale per la pace in Siria.

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