Évian, il Brasile fa sul serio


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di Federica Cannas

Il G7 di Évian-les-Bains si chiude oggi, 17 giugno 2026, con un bilancio che per il Brasile va ben oltre le aspettative. Mentre i grandi titoli delle ultime ore sono stati monopolizzati dall’accordo Usa-Iran, dallo Stretto di Hormuz e dalla sessione sull’Ucraina con Zelensky, Luiz Inácio Lula da Silva ha lavorato ai margini, e spesso al centro, del vertice con una efficienza diplomatica che merita attenzione. Il presidente brasiliano, arrivato per primo a Ginevra domenica mattina, ha trasformato la sua presenza in una sequenza di accordi concreti.

Il risultato più significativo è l’avvio formale dei negoziati per un Accordo di partenariato economico tra il Mercosur e il Giappone, ufficializzato dallo stesso Lula e dalla prima ministra giapponese Sanae Takaichi a margine del vertice. Secondo la nota congiunta, i colloqui puntano a rafforzare commercio e investimenti, con al centro la riduzione dei dazi sulle automobili, l’accesso a fonti energetiche alternative e l’approvvigionamento di litio, terre rare e altri minerali critici. Il prossimo passaggio istituzionale sarà il vertice del Mercosur del 30 giugno in Paraguay.

Prima ancora di entrare a Évian, Lula si era fermato a Ginevra per un incontro di circa un’ora con il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin. Al centro dei colloqui, l’accordo di libero scambio siglato nel 2025 tra i Paesi dell’AELS, l’Associazione Europea di Libero Scambio, di cui la Svizzera è membro, e quelli del Mercosur. Parmelin si è dichiarato molto soddisfatto degli scambi, ha elogiato il ruolo di Lula alla COP30 nella difesa dell’Amazzonia e ha ricordato che nel 2027 ricorrerà il bicentenario del primo console svizzero nel Brasile indipendente. L’accordo AELS-Mercosur prevede la quasi totale esenzione dai dazi per le esportazioni svizzere, aprendo al contempo il mercato elvetico alle carni e al vino sudamericani, un punto tuttora controverso nel dibattito politico interno svizzero ma che fotografa con precisione il peso contrattuale che il Mercosur ha acquisito in questi anni.

Il quadro degli accordi commerciali in cui il Brasile è protagonista si arricchisce ulteriormente se si considera che il trattato UE-Mercosur, firmato il 17 gennaio 2026 a Rio de Janeiro dopo venticinque anni di negoziati, è già in fase di ratifica e applicazione provvisoria. Quell’accordo, la più grande area di libero scambio mai creata, con oltre 700 milioni di consumatori, ha visto Lula tra i suoi principali sostenitori sin dal suo ritorno alla presidenza nel 2023. Il Brasile è leader assoluto nella filiera del niobio, con l’88% della produzione globale e l’82% del fabbisogno europeo coperto, esporta verso l’Europa il 16% del tantalio, il 13% della grafite naturale e il 12% della bauxite. Numeri che spiegano da soli perché Bruxelles abbia voluto chiudere quel dossier e perché Tokyo abbia deciso di aprirne uno nuovo.

La sessione conclusiva del vertice, in programma oggi, è interamente dedicata alla crescita economica equilibrata e alla diffusione sicura ed efficace dell’intelligenza artificiale. È la sessione in cui i paesi partner, Brasile incluso, siedono accanto ai Sette per un pranzo di lavoro con i rappresentanti del mondo imprenditoriale e tecnologico. La questione dell’IA al G7 di Évian è profondamente politica. La presidenza francese ha fatto della governance dell’intelligenza artificiale e della tutela dei minori online uno dei pilastri del vertice, con il lancio di un manifesto firmato da 95 giovani del mondo intero attraverso la coalizione iRAISE, promossa dal Paris Peace Forum, espressione diretta delle preoccupazioni delle nuove generazioni rivolte ai leader mondiali.

Per il Brasile, la posta è alta. Lula ha portato a Évian la posizione del Sud Globale su un terreno dove la disuguaglianza è già strutturale. Mentre i paesi del G7 producono e regolano le tecnologie di intelligenza artificiale, i paesi del Sud le subiscono senza avere voce nelle architetture di governance che le disciplinano. La parola chiave del governo brasiliano è sovranità digitale, come diritto a scegliere, a partecipare alle regole e a beneficiare dei frutti dell’innovazione. È lo stesso concetto che il ministro italiano Adolfo Urso aveva articolato alla ministeriale G7 su Digitale e Tecnologie a Parigi, quando aveva chiarito che la sovranità digitale non significa escludere gli altri, ma coinvolgerli.

La convergenza non è casuale, sia l’Italia sia il Brasile, da posizioni diverse e con interessi diversi, spingono per una governance dell’IA che non sia appannaggio esclusivo delle grandi potenze tecnologiche americane e cinesi. Il Brasile aggiunge a questa posizione la sua specificità di paese con oltre 215 milioni di abitanti, una crescente industria digitale e una tradizione di politiche di inclusione tecnologica, dai programmi di alfabetizzazione digitale del primo governo Lula alle più recenti politiche di accesso alla banda larga nelle aree rurali dell’Amazzonia.

Il G7 di Évian ha avuto come sfondo la firma dell’accordo Usa-Iran sullo Stretto di Hormuz e la sessione su Ucraina e sicurezza europea, con il trilaterale Trump-Macron-Zelensky e la conferma di Trump che la Russia deve fare un accordo. Per il Brasile, questi dossier sono stati seguiti con attenzione ma da una posizione di osservatore interessato. Brasília ha sempre mantenuto una linea di non allineamento automatico sui grandi conflitti, una scelta che ha prodotto critiche dall’Occidente ma ha preservato la credibilità del paese come mediatore. È proprio questo il valore aggiunto che Lula porta al tavolo. È l’unico leader presente a Évian che era già al G8 del 2003 nella stessa città. Solo Lula è sopravvissuto, titola il giornale, sottolineando la continuità e l’esperienza di un presidente che conosce dall’interno i meccanismi di questi vertici da oltre vent’anni.

Un elemento che l’analisi europea fatica spesso a cogliere è la dimensione regionale della leadership di Lula. La sua presenza a Évian non rappresenta solo il Brasile, ma in larga misura l’intera America Latina. Il Mercosur, il blocco che Lula rappresenta implicitamente in molti dei suoi bilaterali, ha appena firmato l’accordo con l’UE, ha avviato i negoziati con il Giappone, e ha all’orizzonte il vertice del 30 giugno in Paraguay. È una stagione di aperture commerciali senza precedenti per il blocco sudamericano.

L’approccio francese alla presidenza del G7 punta a superare il vecchio schema dell’aiuto allo sviluppo, trasformandolo in partenariato. Questa filosofia si traduce concretamente nell’inclusione dei paesi partner non come beneficiari di cooperazione, ma come co-decisori su temi globali. Il Brasile è il paese che meglio rappresenta questa transizione: troppo grande e troppo complesso per essere trattato come destinatario di aiuti, troppo autonomo per essere inquadrato in un blocco.

Al termine di questi tre giorni, il bilancio per il Brasile è articolato su tre livelli. Sul piano commerciale, i risultati sono tangibili. L’avvio dei negoziati Mercosur-Giappone è una novità di oggi, i progressi sull’accordo AELS-Mercosur sono stati confermati, e il contesto dell’accordo UE-Mercosur già in vigore dà al Brasile una rete commerciale con l’Occidente che pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile. Sul piano della governance globale, la presenza brasiliana alla sessione sull’IA segna un precedente. Per la prima volta un paese latinoamericano partecipa al livello dei leader a una discussione strutturata sulla regolazione delle tecnologie che definiranno il prossimo decennio.

Sul piano politico interno, ogni immagine di Lula al tavolo dei potenti è un asset per l’area progressista in vista delle elezioni presidenziali di ottobre. Non perché l’elettorato brasiliano voti sulla base della politica estera, ma perché la visibilità internazionale rafforza la narrazione di un Brasile che conta, che è rispettato, che siede dove si prendono le decisioni. Évian 2026 non è stato il vertice del Brasile. Ma è stato, senza dubbio, il vertice in cui il Brasile ha dimostrato di non essere un ospite, ma un interlocutore che porta risultati a casa.


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