Gli ultimi cristiani di Mossul bersaglio dei jihadisti


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(Jean-Pierre Perrin) – L’ISIL ha imposto ai cristiani d’Iraq lo status discriminatorio del “dhimmi”, obbligandoli a pagare un’imposta elevata in cambio della garanzia di protezione.

Una novità davvero triste per gli ultimi cristiani di Mossul. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), Daech secondo il suo anagramma in arabo, ha ordinato loro di pagare la jizya, un’imposta speciale testatica, che conferisce loro automaticamente uno status di cittadini di serie B.

Questa imposta, secondo diverse testimonianze raccolte per via telefonica a Mossul, presso delle famiglie cristiane, ammonta a 250 dollari per ogni persona lavoratrice, oppure 500 dollari per coppia. “Possono scegliere di pagare, convertirsi o andarsene”, ha spiegato lunedì padre Issa Tahir, della piccola chiesa caldea.

“Patto di protezione” obbligatorio

L’obbligo di pagare la jizya rende il cristiano un dhimmi, cioè un cittadino “protetto”, un non-musulmano all’interno di uno stato musulmano, legato alle istituzioni di quest’ultimo da un “patto di protezione” obbligatorio. Il patto può riguardare tutti i cittadini non musulmani a condizione che appartengano ad una delle religioni rivelate (giudaismo, zoroastrismo). Il patto comporta, in generale, certi obblighi discriminatori, una libertà di culto limitata, la perdita di alcuni diritti in cambio di una garanzia di sicurezza della persona e dei suoi beni.

Secondo numerosi cristiani rifugiati nel Curdistan iracheno, gli islamisti dell’ISIL, hanno persino fatto sapere che un musulmano che deruberà un cristiano sarà ucciso, mentre un musulmano che deruberà un altro musulmano subirà solamente il taglio della mano. Un’informazione che non ha potuto essere confermata.

Vandalismo

Un cristiano di Baghdad ha anche fatto sapere che sua figlia è stata licenziata a causa della sua religione. Oggi si stimano 500 cristiani residenti a Mossul, su quasi due milioni di abitanti. Molti sono fuggiti negli ultimi dieci anni, specialmente dopo l’invasione americana dell’Iraq, diventando il bersaglio degli islamisti.

Inoltre, secondo padre Tahir, due chiese di Mossul, quella del Santo Spirito, che fa parte della Chiesa caldea e un’altra, in costruzione, appartenente alla comunità armena, sono state, di recente, completamente vandalizzate. Una statua della vergine, che si trova in un’altra chiesa, è stata ugualmente distrutta.

 

Dall’inviato speciale in Iraq Jean-pierre PERRIN

Traduzione per Spondasud – Rivista di Geopolitica di Carla Melis

Fonte: Liberation

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