Libia: presidente Consiglio di Stato, “non abbiamo bisogno dell’intervento militare straniero”


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Il presidente del neo costituito Consiglio di Stato libico, Abdel Rahman al Sahwili, ha escluso pubblicamente la possibilità di un’azione militare dei paesi occidentali. “La Libia oggi ha bisogno di tanti aiuti, ma non di un intervento militare straniero”, ha detto al Sahwili parlando all’emittente televisiva “al Jazeera”. Il governo di salvezza nazionale che controllava Tripoli “ormai è decaduto”, ha detto il presidente del maggiore organo consultivo libico, aggiungendo che “le istituzioni legittime ora sono il parlamento, il Consiglio di Stato e il governo di riconciliazione”. Al Sahwili si è detto certo dell’esistenza di una “grande maggioranza nel paese che vuole dare la propria fiducia al nuovo governo”, esprimendo ottimismo sul fatto che la Libia “è in grado di sconfiggere lo Stato islamico senza nessun intervento straniero”.
Il Consiglio di Stato ha preso il posto del Congresso nazionale libico, il parlamento non riconosciuto di Tripoli, in base agli accordi di riconciliazione nazionale firmati a Skhirat, in Marocco, il 17 dicembre del 2015. Il Consiglio di Stato, secondo gli accordi, è il più alto organo consultivo del futuro parlamento libico, dal quale sarà indipendente dal punto di vista sia legale che finanziario. Tale organo potrà di esprimere pareri vincolanti al governo di unità nazionale, espresso con una maggioranza decisa in base alle sue stesse procedure, entro 21 giorni dall’approvazione dei progetti di legge, prima che questi vengano trasmessi al parlamento, il quale potrà decidere se accettare o meno le opinioni del Consiglio di Stato. L’istituzione, inoltre, ha il potere di esprimere pareri consultivi e inviare proposte al governo di unità nazionale su materie relative agli accordi internazionali.
Al Thani si rifiuta di consegnare il potere in attesa della fiducia del parlamento ad al Sarraj
 Abdullah al Thani, il premier del governo transitorio libico si rifiuta di consegnare il potere al Consiglio di presidenza di Fayez al Sarraj, attendendo che il parlamento di Tobruk voti la fiducia al nuovo esecutivo. Al Thani gode del sostegno del generale Khalifa Haftar il quale, dopo aver liberato il centro di Bengasi dalle milizie islamiste, ha consentito a lui e ai suoi ministri di trasferirsi nella prima città della Cirenaica. Secondo i politici libici citati dall’emittente televisiva qatariota “al Jazeera”, “al Thani sta prendendo tempo per ottenere vantaggi politici nel nuovo governo”. Altri, invece, sostengono che la consegna del potere avverrà nelle prossime settimane, non essendoci alcun controllo diretto del territorio da parte dell’esecutivo di al Thani. La permanenza dell’esecutivo transitorio a Bengasi sarebbe infatti consentita da Haftar, considerato l’unico vero ostacolo al conseguimento effettivo del potere da parte di al Sarraj.
Il governo transitorio libico in esilio nell’est del paese è il braccio esecutivo della Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale. Tuttavia, le Nazioni Unti sostengono ora il Consiglio presidenziale del premier Fayez al Sarraj, recentemente insediatosi a Tripoli. La lista dei ministri del governo di unità nazionale, proposta dal Consiglio di presidenza libico, non è ancora riuscita ad incassare la fiducia della Camera dei rappresentanti, per l’opposizione dei deputati fedeli al governo transitorio del premier al Thani e sopratutto al generale Haftar, ministro della Difesa e comandante dell’Esercito libico attivo nell’est del paese. Il paese, di fatto, è ancora diviso in due, mentre lo Stato islamico ha approfittato delle situazione per estendere il controllo sulla costa nella parte centrale del paese, ex roccaforte del defunto colonnello Muhammar Gheddafi.
28 i paesi che impongono sanzioni a presidente Congresso Abu Sahimin
 Jonathan Winer, l’inviato speciale in Libia del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato che sono 28 i paesi che hanno imposto sanzioni a Nuri Abu Sahimin, presidente del Congresso nazionale libico la cui legislatura è terminata con gli accordi di riconciliazione di Skhirat. L’accusa rivolta ad Abu Sahimin è quella di aver violato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 2259 sulla Libia, avendo ostacolato il processo di riconciliazione nazionale. Lo riferisce il quotidiano locale “al Wasat”. Nelle scorse settimane l’Unione Europea aveva inserito il nome di Abu Sahimin, quello del presidente del parlamento Aquila Saleh e del governo di Salvezza Khalifa Ghweil tra quelli soggetti a sanzioni per lo stesso motivo.
Congresso di Tripoli chiede di riformare Consiglio di presidenza
Il Congresso nazionale libico tramite i membri che sono rimasti ancora all’interno di questo organismo, nonostante la nascita del Consiglio di Stato in base agli accordi di riconciliazione nazionale, ha diramato una nota contro il governo di riconciliazione nazionale. Nel documento il Congresso, il cui mandato è scaduto più di un anno fa, si è detto contrario alla politica “del fatto compiuto” condotta da chi sostiene il dialogo politico “imponendosi con la forza a Tripoli perché non farà che provocare altre divisioni”. Il portavoce di ciò che resta del parlamento libico non riconosciuto dalla comunità internazionale, Omar Ajnidan, ha affermato all’emittente televisiva “al Jazeera” che “noi chiediamo di ricostituire il Consiglio di presidenza che ha perso il principio di riconciliazione e rappresenta solo una parte in campo”.
Bengasi, milizie islamiste distruggono motovedetta della Marina di Haftar
Le milizie islamiste del Consiglio di Bengasi hanno annunciato di aver distrutto una motovedetta della Marina libica fedele al generale Khalifa Haftar, ministro della Difesa del governo transitorio libico attivo nella Cirenaica. L’imbarcazione era armata e si trovava al largo delle coste di Bengasi quando è stata attaccata. La motovedetta aveva il compito di controllare le coste per impedire l’arrivo delle navi che riforniscono le milizie islamiste presenti nella zona di al Sabri, a Bengasi. Le stesse milizie hanno attaccato ieri anche il porto di Jaliad, distruggendo diverse imbarcazioni. L’Esercito libico fedele ad Haftar ha liberato nelle scorse settimane il centro di Bengasi dai combattenti dello Stato islamico e di Ansar al Sharia. La città di Bengasi, epicentro delle proteste che nel 2011 hanno portato alla deposizione del colonnello Muhammar Gheddafi, è stata indicata anche come possibile nuova sede del governo transitorio libico non riconosciuto dalla comunità internazionale.
13 feriti negli ultimi due giorni di scontri a Bengasi
E’ di 13 feriti il bilancio degli ultimi due giorni di scontri a Bengasi tra l’Esercito libico fedele al generale Khalifa Haftar e le milizie islamiste. Secondo quanto riferiscono fonti dell’ospedale al Jala, i feriti ricoverati sono tutti soldati dell’esercito o giovani delle unità che lo sostengono. Si combatte con forza, in particolare, per estromettere le milizie dello Stato islamico (Is) dal quartiere periferico di al Hawari e quelle di Ansar al Sharia dalla zona di al Sabri, mentre il centro della città è saldamente controllato dalle truppe di Haftar. Nel frattempo le milizie islamiste del Consiglio di Bengasi hanno annunciato di aver distrutto una motovedetta di Haftar. L’imbarcazione era armata e si trovava al largo delle coste di Bengasi quando è stata attaccata. La motovedetta aveva il compito di controllare le coste per impedire l’arrivo delle navi che riforniscono le milizie islamiste presenti nella zona di al Sabri, a Bengasi. Le stesse milizie hanno attaccato ieri anche il porto di Jaliad, distruggendo diverse imbarcazioni. L’Esercito libico fedele ad Haftar ha liberato nelle scorse settimane il centro di Bengasi dai combattenti dello Stato islamico e di Ansar al Sharia. La città di Bengasi, epicentro delle proteste che nel 2011 hanno portato alla deposizione del colonnello Muhammar Gheddafi, è stata indicata anche come possibile nuova sede del governo transitorio libico, non riconosciuto dalla comunità internazionale
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