Nigeria: strage di Stato o lotta al terrorismo?


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di Franz Di Maggio

Jilli è una città dell’estremo sud della Nigeria – stato di Yobe –  famosa per il suo mercato transfrontaliero, area che spesso è stata associata alla presenza dei jihadisti di Boko Haram. Questa presenza certamente inquietante, non può però giustificare un intervento dell’aviazione militare governativa nigeriana che nel pieno del mercato ha scaricato bombe uccidendo un centinaio di persone e ferite 35, come da report di Amnesty International che ha preso immediatamente posizione sull’accaduto dichiarando «L’impiego di raid aerei non è un metodo legittimo per applicare la legge. Un uso così sconsiderato della forza letale è illegale, oltraggioso e rivela lo scioccante disprezzo dell’esercito nigeriano per la vita di coloro che dovrebbe proteggere».

L’attacco ordinato contro i terroristi di Boko Haram del13 aprile 2026 da parte del governo nigeriano trova evidenti similitudini con quanto commesso da militari dell’IDF a Gaza.

Con il pretesto di distruggere i nascondigli dei terroristi di Boko Haram, in realtà si colpisce una popolazione sempre meno “fedele” al governo nigeriano, che da molto tempo tiene sotto scacco col pugno di ferro la popolazione civile. Dopo le proteste di Amnesty International e dell’agenzia delle Nazioni Unite, il governo ha dovuto ammettere  che si “ è trattato di un errore, uno scambio involontario di obiettivi.”

Però non è la prima volta che l’aeronautica nigeriana colpisce civili durante le operazioni militari contro i guerriglieri: uno studio curato dall’Associated Press dimostra che, dal 2017 ad oggi, in “incidenti” simili hanno perso la vita più di 500 civili indicando nel mancato coordinamento tra le truppe di terra ed i mezzi aerei la principale causa di questi “errori”.

Intanto, continuano senza sosta gli attacchi dei jihadisti di Boko Haram e delle bande criminali a villaggi e città, soprattutto del nord: negli ultimi dieci giorni, le vittime sono state più di un centinaio. Nel periodo pasquale si sono rinnovati gli attacchi alle chiese cattoliche e alle moschee costate 24 morti, la distruzione della casa di un catechista cattolico e di una moschea e l’assassinio di un pastore pentecostale.

L’insieme di questi dati non è fredda analisi. Quando il numero delle vittime trova flebile giustificazione negli “errori”, il popolo del terzo Paese africano per prodotto interno lordo, ha il compito arduo ma non impossibile di ristabilire lo stato di diritto e ridare la speranza delal possibilità di un orizzonte di benessere diffuso e pace a una nazione da troppo tempo soffocata dalla corruzione e dal malaffare. Con il beneplacito del neo-colonialismo delle grandi multinazionali petrolifere.


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