REPORTAGE/ Grecia, tra rimpatri illegali e (nuova) emergenza profughi. La fuga dei cristiani armeni da Aleppo


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Franz Di Maggio

ATENE/ Da sempre crocevia tra oriente e occidente, la Grecia è, con l’Italia, il Paese che subisce la pressione migratoria più rilevante in Europa. Situazione che si aggrava a seguito dei conflitti che pesano sull’area mediorientale. A questo si aggiunge l’antica ruggine tra Grecia e Turchia. Il governo turco, pur ricevendo sostanziosi aiuti dalla UE, spesso favorisce il deflusso dei profughi verso l’Europa, attraverso sentieri che attraversano le frontiere di terra o lasciando che i gommoni dalle vicine coste turche raggiungano le isole egee (come Lesbo e Chio).

Ma chi sono coloro che tentano di arrivare in Europa attraverso canali illegali o clandestini via Turchia? In gran parte cittadini Siriani, ultimamente dall’area di Aleppo, spesso cristiani o musulmani di area alauita.

Ad Atene, abbiamo incontrato diversi armeni che avevano fatto fortuna ad Aleppo, tra cui Gevorg: “La mia famiglia viveva in Siria dai tempi del “Sultano Rosso”. I miei bisnonni erano fuggiti dalle persecuzioni della Cilicia da parte dei governanti turchi nei confronti degli armeni all’inizio del 1900. Aleppo ha accolto migliaia di armeni, avevamo la nostra chiesa, il nostro quartieri, i nostri negozi. In gran parte eravamo artigiani, io riparavo le macchine agricole. Ho vissuto con la mia famiglia sotto il regime di Assad. Era un dittatore, certo, ma nessuno poteva pensare che le cose finissero così. Tra Isis, bande armate filo sciite, turchi che cercano di far fuori curdi e yezidi, è diventato un “tutti contro tutti”. Oggi non si sa più chi comanda e il tagliagole, che ora è rispettato e gira in giacca e cravatta per il mondo occidentale accreditandosi, in realtà sta continuando la “pulizia etnica” iniziata con l’avvento del califfato. Solo che ora lo fa con la polizia regolare, non si sporca più le mani in prima persona”.

“Quando è cominciato l’inferno, dopo la fuga di Assad, mia moglie è morta di infarto. Tre dei miei figli sono morti durante i bombardamenti. Per fortuna due mie figlie vivono in Canada ed è lì che voglio andare. Hanno mantenuto la nostra famiglia con rimesse dal Canada. Poi soo cominciati pogrom senza senso contro la popolazione civile. Come i Giovani Turchi con gli armeni nel 1915. Non si fidano di noi. Mi hanno catturato e torturato per giorni, per farmi ammettere di avere girato i soldi delle rimesse alle milizie filo-russe. Perché per quelli gli armeni sono russi. Ho venduto l’officina per cinquemila euro e un turco ci ha portati da Anamur a Samo. Con un gommone”.

Il racconto continua: “Quattro giorni in mare con onde che se siamo ancora vivi è un miracolo. Ma partivano in tanti dieci-ventimila per volta credo. I greci all’epoca, due anni fa, avevano rispetto per gli armeni. Adesso se sei cittadino siriano ti deportano indietro. Non so dove li portano se in Turchia o in Siria. Ma qui, fino allo scorso anno era facile avere permessi, visa per rifugiati. Sia legali che illegali. Nel senso che c’erano “stamperie” che ti davano il visa falso. In qualche modo riuscivi a uscire dalla Grecia, andare in Francia o Germania se avevi qualcuno lì. Poi ci hanno detto che l’Europa aveva scoperto che i greci facevano il gioco dei passaporti falsi per liberarsi di noi, e hanno chiuso la stamperia e i visa per rifugiati, quelli buoni, li danno col contagocce. Qualcuno dice che devi pagare cinquemila euro, ma non sono sicuro che sia così. Comunque Iddio ha voluto che io fossi qui (bacia la croce di legno che porta al collo e si fa il segno della croce alla maniera ortodossa) e va bene così. Sono stanco di stare qui, voglio andare in Canada, non voglio più pesare sulle famiglie delle mia figlie, posso ancora lavorare…”

Per concludere, amici greci che hanno combattuto la dittatura dei colonnelli, sottolineano che stanno aumentando le manifestazioni contro la politica di respingimento dei rifugiati (per cui il governo greco ha diverse pendenze presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) e a sostegno della Sumud Flottilla che è ormai di casa al porto del Pireo, mal sopportata dalla Polizia e della Guardia Costiera greca.

Da questa frontiera tra Occidente e Oriente appare anche più evidente la distanza col potere centrale dell’Unione Europea, che nel migliore dei casi si dimostra indifferente alla tragedia infinita del Medio Oriente.


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