Il gradimento di Donald Trump torna a scendere nei principali rilevamenti demoscopici negli Stati Uniti. Secondo l’ultimo sondaggio mensile dell’American Research Group, l’ex presidente si attesta al 30% di approvazione, a fronte di un 66% di giudizi negativi sull’operato complessivo. Il dato segna un lieve peggioramento rispetto alla rilevazione precedente, quando l’approvazione era al 31% e la disapprovazione al 64%, confermando una tendenza di erosione graduale del consenso senza brusche accelerazioni.
Il punto più critico riguarda la valutazione delle politiche economiche, storicamente uno dei principali indicatori della popolarità presidenziale negli Stati Uniti. Solo il 26% degli intervistati esprime un giudizio favorevole sull’operato economico di Trump, in un contesto segnato da pressioni inflazionistiche e da un quadro internazionale instabile, con le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che continuano a incidere sulle aspettative dei mercati energetici e sulla percezione dell’economia domestica.
Le rilevazioni dell’American Research Group si inseriscono in un panorama più ampio di sondaggi nazionali che, pur con variazioni metodologiche, convergono su un livello di consenso relativamente basso. Anche le medie aggregate elaborate da istituti di analisi statistica come Gallup e aggregatori come FiveThirtyEight mostrano, nelle fasi più recenti, un gradimento generalmente oscillante in area minoritaria per Trump, con una forte polarizzazione tra elettorato repubblicano e democratico.
Il dato assume particolare rilevanza in vista delle elezioni di midterm del novembre 2026, che rappresenteranno un test cruciale per gli equilibri del Congresso. Storicamente, il gradimento presidenziale è uno dei fattori predittivi più rilevanti per le performance elettorali del partito di governo o di riferimento, con un consenso sotto il 40% spesso associato a perdite significative di seggi alla Camera e, in alcuni casi, anche al Senato.
In questo quadro, la tenuta del Partito Repubblicano appare legata non solo alla figura dell’ex presidente, ma anche alla capacità di mobilitare l’elettorato su temi economici e identitari in un contesto di crescente frammentazione politica. Gli analisti sottolineano come l’economia resti il principale banco di prova: inflazione, costo della vita e stabilità dei mercati continuano a rappresentare i fattori determinanti nella formazione del giudizio degli elettori americani.
Resta tuttavia evidente la forte polarizzazione dell’opinione pubblica statunitense, dove il consenso su Trump si mantiene estremamente solido in alcune aree del Paese e tra specifici segmenti dell’elettorato repubblicano, mentre risulta nettamente negativo nella maggior parte delle rilevazioni nazionali.
In questo scenario, la dinamica dei sondaggi non descrive solo la popolarità di un singolo leader, ma riflette una fase di tensione strutturale del sistema politico americano, sempre più condizionato da fratture economiche, culturali e geopolitiche.





e poi