Crisi tra Qatar e paesi arabi, il Marocco offre la sua mediazione


 

La soluzione della crisi tra una parte dei paesi arabi e il Qatar passa anche attraverso il Mediterraneo. Un ruolo importante lo sta giocando, in particolare, il Marocco, il cui sovrano, re Mohammed VI, si è proposto come mediatore per risolvere la nuova crisi del Golfo. Un comunicato del ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale ha rotto il silenzio su una vicenda che non può essere indifferente per i paesi del nord Africa: “Il Marocco sta seguendo fin dall’inizio e con grande attenzione il deterioramento dei legami tra il regno di Arabia saudita, gli Emirati arabi, il regno del Barhain, l’Egitto e altri paesi arabi da un lato e lo Stato del Qatar dall’altro”, si legge nel documento, che poi continua: “Proprio per i forti legami personali e di fraternità sincera che ci sono tra re Mohammed VI, i re e gli emiri dei paesi del Golfo, il regno ha mantenuto fin qui il silenzio”.

Una “neutralità costruttiva”, per “evitare strumentalizzazioni e per non approfondire il solco delle divergenze”. Il re del Marocco avrebbe invitato tutte le parti alla saggezza, per ridurre la tensione, superare la crisi e risolvere i problemi che l’hanno indotta, spiega il ministro degli Esteri. Il Marocco, si legge ancora nel comunicato “è pronto a offrire la sua mediazione per promuovere un dialogo franco e globale, sulla base della non ingerenza negli affari interni, nella lotta contro l’estremismo religioso, la chiarezza delle posizioni e la lealtà degli impegni”.

In questo quadro, il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale del Marocco, Nasser Bourita, inviato proprio dal re, è stato ricevuto a Gedda da re Salman bin Abdelaziz.  Una visita che arriva dopo quelle effettuate negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait, dove è stato ricevuto dallo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan e dal principe ereditario di Abu Dhabi, vice comandante supremo delle Forze armate degli Emirati Arabi e dall’emiro del Kuwait, lo sceicco Sabah al Ahmad al Jaber al Sabah.

Che il Marocco abbia deciso di assumere un’iniziativa autonoma per ripianare le divergenze tra il Qatar e gli altri paesi arabi non può stupire, visto il ruolo che lo stesso re ha assunto nel paese all’indomani delle primavere arabe e dell’inasprirsi dei conflitti all’interno del mondo musulmano. Mohammed VI è molto amato dai suoi sudditi, quasi venerato. A lui va il merito di aver reso il paese il più sicuro del Nord Africa, anche grazie a un’azione di prevenzione e lotta al terrorismo che è diventata anche un modello internazionale.

Il Marocco, oltre ad essere il paese più sicuro dell’area, è anche il più ricco: molti dei flussi turistici nel Mediterraneo si sono spostati dall’Egitto e Tunisia proprio in questo pezzo d’Africa. Il turismo continua a rappresentare un pezzo importante d prodotto interno lordo e le città marocchine, a partire dalla perla Marrakech, sono prese ogni giorno d’assalto dai visitatori occidentali, europei e nord americani. Quasi un sogno se paragonato al disastro che si registra nelle altre mete “sensibili” che si affacciano sul mare nostrum, oramai deserte malgrado il richiamo delle autorità locali che rivendicano per quei luoghi sicurezza e prezzi competitivi.  Resta il fatto che il Marocco è oggi la meta più visitata dell’Africa, grazie a un mix di città ricche di storia e cultura, montagne dai paesaggi idilliaci, zone desertiche e splendidi litorali su Oceano Atlantico e Mediterraneo.

La principale voce dell’economia marocchina rimane l’agricoltura, che occupa circa il 45% della popolazione attiva, anche se negli ultimi decenni il paese ha sviluppato un valido sistema industriale, basato soprattutto sulla trasformazione di materie prime attive nel settore alimentare, del tabacco, tessile, chimico e conciario. Il Marocco, infatti, è il secondo produttore mondiale di fosfati ed estrae discrete quantità di minerali. Di contro, importa il 90% del fabbisogno energetico (petrolio) mentre è discreta la produzione di energia elettrica, grazie a numerose dighe.

Che il Marocco sia diventata la nuova tigre dell’Africa è dimostrato anche da un semplice dato: sotto il regno di Mohammed VI sono stati costruiti oltre 2000 chilometri di autostrada. La mobilità interna, un tempo limitata a carrettiere in terra battuta, è diventata una priorità per le istituzioni nazionali, impegnate a garantire spostamenti più snelli, velocità nelle comunicazioni e traffici commerciali più sicuri. E i progetti non si fermano qui: nel deserto marocchino è in fase di costruzione il più grande impianto solare termodinamico del pianeta. Un altro unicum nell’intero continente è dato dal fatto che il Marocco con i suoi 19 milioni di internauti è la nazione più connessa d’Africa.

 

a cura di Francesco Gori