Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per la prima volta chiede il cessate il fuoco a Gaza. L’ira di Israele


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Dopo mesi di stallo il Consiglio di Sicurezza ha finalmente approvato una risoluzione che chiede, per la prima volta, il cessate il fuoco a Gaza. Nel documento, che ha ottenuto 14 voti a favore e l’astensione degli Usa, si «chiede un cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie». L’adozione è stata salutata con un lungo applauso.

Il segretario generale Antonio Guterres ha commentato il via libera del Consiglio di Sicurezza: «Questa risoluzione deve essere attuata, un fallimento sarebbe imperdonabile».  La scelta degli Stati Uniti di astenersi sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiede un cessate il fuoco a Gaza ha fatto scattare, immediata, l’ira del governo di Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha definito quello degli Stati Uniti un «cambio di posizione» che «nuoce agli sforzi bellici e a quelli per il rilascio degli ostaggi», e ha subito cancellato la visita della delegazione israeliana a Washington.

Gli Usa, dal canto loro, hanno detto che non considerano l’astensione un cambio di posizione, e sono subito tornati a chiedere che Hamas liberi gli ostaggi.

Nella capitale Usa era arrivato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant (che doveva incontrare il capo del Pentagono Lloyd Austin, il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan). Un’ulteriore delegazione che include il ministro per gli Affari strategici Dermer e il capo del consiglio di sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi era partita ieri alla volta di Washington, per una visita richiesta dal presidente Biden in modo che potessero «ascoltare le preoccupazioni americane per l’attuale pianificazione a Rafah e possano sviluppare un approccio alternativo», come aveva anticipato Sullivan in una conferenza stampa con i giornalisti la scorsa settimana.

La scorsa settimana, nel suo ennesimo tour nella regione, Blinken aveva chiesto a Netanyahu di non invadere Rafah, avvertendo che «il rischio è di isolare ulteriormente Israele nel mondo e mettere a rischio la sua sicurezza nel lungo periodo». Kamala Harris aveva dichiarato in una intervista con il network Abc che qualsiasi operazione militare a Rafah sarebbe «un grosso errore», aggiungendo che l’amministrazione Biden lo ha reso chiaro in «molteplici conversazioni e in ogni modo».

Israele ha proposto di spostare le famiglie degli sfollati a Rafah in «isole umanitarie» in altre parti della Striscia. Harris ha detto di aver studiato le mappe, ma «non c’è alcun luogo dove queste persone possano andare». Ad una domanda sulle eventuali conseguenze di una operazione a Gaza, la vicepresidente degli Stati Uniti ha replicato: «Non escludo niente». Netanyahu, tuttavia, aveva ribadito ieri l’intenzione di entrare a Rafah perché, altrimenti, è impossibile sconfiggere «la pura malvagità».

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