Libano. Le ong accusano: figli dei migranti espulsi e separati dai genitori


 

Dieci ONG per i diritti umani che lavorano in Libano accusano l’agenzia di sicurezza del Libano, che si occupa dell’ingresso e del soggiorno degli stranieri, di aver emesso una direttiva che consente alle autorità di espellere, in alcuni casi insieme alle loro madri,  figli dei lavoratori migranti nati nel paese di cedri.

Secondo Human Rights Watch, i servizi di sicurezza libanesi stanno negando il rinnovo del permesso di soggiorno a un certo numero di immigrati a basso salario, che hanno avuto figli in Libano, interferendo così con il loro diritto ad avere una vita familiare.

“Con la nuova direttiva – dice Nadim Houry, vice direttore di Human Rights Watch. in Medio Oriente e Nord Africa, – alcune famiglie sono state lacerate, mentre ad altre sono stati negati i mezzi di sussistenza, soltanto perché hanno avuto figli in Libano. Le autorità libanesi non hanno fornito alcuna giustificazione per questa nuova politica. Penso che dovrebbero revocare immediatamente questa misura perché interferisce con il diritto alla vita familiare”

Prima della direttiva, i figli dei migranti nati in Libano potevano fare richiesta per un soggiorno annuale sino all’età di quattro anni e poi potevano fare richiesta di soggiorno se si iscrivevano a scuola. Ora non sarà più cosi.

La direttiva è stata apparentemente adottata nel gennaio di quest’anno. I bambini, a seguito di questo provvedimento, sono stati separati dalle loro famiglie e condotti in paesi in cui hanno pochi o nessun legame. Molti di questi bambini non parlano la lingua nativa dei genitori, rendendo il processo di integrazione nel sistema scolastico dei paesi d’origine dei genitori molto difficile.

Tra i casi denunciati c’è quello di un ragazzo dello Sri Lanka di 13 anni, nato e sempre vissuto in Libano. Sia lui che sua madre nel mese di giugno hanno ricevuto l’ordine di espulsione dal paese, anche se il ragazzo era iscritto regolarmente a scuola. Suo padre, anche lui originario dello Sri Lanka, invece non ha ricevuto alcun ordine di allontanamento dal paese.

La maggior parte dei migranti che hanno subito l’ordine di espulsione hanno vissuto in Libano per più di un decennio. Tutte le madri avevano partorito in Libano. Nessuno, in precedenza, aveva avuto alcun problema ad avere i permessi di soggiorno per sé o per i propri figli. Molti di questi immigrati provengono da Bangladesh, Sri Lanka, Filippine, Ghana, Sud Sudan e Madagascar. Non è chiaro, ammettono le organizzazioni per i diritti umani, quante famiglie siano state colpite.

Le organizzazioni per i diritti dieci hanno invitato il governo libanese a rispettare gli obblighi internazionali, invitandolo anche a ratificare la Convenzione sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, proprio al fine di salvaguardare i diritti dei migranti in Libano. “