Quando, dove e come giungerà la risposta all’attacco israeliano nel Golan?


(Rajeh al-Khory. Asharq al-Awsat) – Alla vigilia dei negoziati tra gli occidentali e l’Iran in merito al suo programma nucleare, l’offensiva israeliana a Quneitra ha sconvolto la situazione internazionale e non, attaccando la tranquillità raggiunta in quel monte, in seguito agli accordi del 1974.

Tra le vittime del bombardamento aereo israeliano, ricordiamo anche il comandante iraniano delle Guardie Rivoluzionarie, Ali Dadi, e alcuni combattenti del fronte di Hezbollah, tra cui Jihad Mughniyeh, figlio del comandante militare Imad Mughniyeh, ucciso a Damasco nel 2008.

Ne deriva allora l’allarmismo e la preoccupazione generale: “Quando, dove e come Hezbollah e l’Iran risponderanno alla dolorosa operazione israeliana?”. Se da un alto si attende la pronta e sicura reazione militare, dall’altro essa rappresenterebbe una vittoria per il presidente Netanyahu, favorendo la sua politica interna ed estera in diversi modi.

Primo: la possibile reazione iraniana o di Hezbollah minerebbe gli accordi sul nucleare tra Iran e Occidente. Infatti, Obama premerà su nuove sanzioni e non continuerà nessuna trattativa con gli iraniani nel caso di un attacco al territorio israeliano, né tanto meno se tale offensiva provenga dal sud del Libano, o dalle Alture del Golan. Intanto, la stampa israeliana ha annunciato l’organizzazione del Fronte Settentrionale.

Secondo: il bombardamento israeliano arriva in un momento di tensione a Tel Aviv in seguito alla decisione emessa dal Procuratore Generale della Corte Penale Internazionale, Fatou Bensouda, di avviare una “prima fase di investigazione in riferimento ai sospetti di crimini di guerra in Palestina”. Israele tenterà in ogni modo di ostacolare il lavoro della Corte, e la possibile reazione militare servirebbe a tale intento.

Terzo: in vista delle prossime elezioni israeliane che vedranno Netanyahu gareggiare per il suo quarto mandato, l’operazione di Quneitra si iscrive in maniera diretta e sicura in tale scenario, come affermato anche dall’ex capo del Comando Meridionale, Yoav Galant. L’obiettivo è quello di presentare Netanyahu come garante della sicurezza nazionale.

Quarto: a livello internazionale Israele è stato in grado di capovolgere la sua versione dei fatti nell’arco di 24 ore. Se in un primo momento le fonti di sicurezza israeliane avevano diffuso la notizia della morte del comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniano, successivamente si è pensato di ignorare la nazionalità della vittima e di descrivere l’attentato come un’ “operazione tattica circoscritta”.

L’attacco a Quneitra sembra rientrare nei calcoli politici di Netanyahu al fine di addossare la responsabilità di un futuro sconvolgimento militare all’Iran o a Hezbollah.

Rajeh al-Khory è uno scrittore e analista politico libanese.

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 Traduzione e sintesi di Marianna Barberio per Arabpress