Covid-19. Ridisegnare il futuro


(Raimondo Schiavone) – Lo tsunami Covid-19, oltre a sconvolgere la vita dei cittadini, ha imposto sostanzialmente il blocco della produzione nei Paesi più coinvolti e, probabilmente, questo effetto si propagherà su buona parte del Pianeta.


I primi a doversi fermare sono stati i Cinesi. La più importante locomotiva produttiva del mondo, con oltre il 13% dell’export mondiale, ha dovuto fermare i propri motori e solo ora riparte. Dopo aver attuato una strategia molto rigida sia sul distanziamento sociale sia sull’interruzione dei cicli produttivi, la Cina ha riacceso le macchine e si accinge ad innovare. Non ha perso tempo a piangere su se stessa ed ha riflettuto durante il lockdown sulle lacune del proprio sistema produttivo. La scelta è stata quella di ridurre la dipendenza dalle filiere produttive occidentali, in particolare, intervenendo sulla dipendenza tecnologica. Strategia già in essere nella fase pre pandemia, ma che ora si dimostra più radicale, sospinta dalle scelte governative.


Il Mondo nella prima fase pandemica era convinto che la Cina sarebbe stata coinvolta, lei sola, da una recessione pesante, anche se temporanea. Gli eventi hanno dimostrato che il Covid-19 non conosce frontiere ed ha coinvolto Europa e Stati Uniti allo stesso modo della Cina.
Oggi la Cina riapre ed il resto del mondo chiude, si ferma completamente la domanda mondiale di beni non primari, la crisi si trasforma da locale in globale.


Anche in Italia, secondo Paese colpito in ordine di tempo, ci si domanda quando e come ripartire. Sul “quando”, sarà la nostra capacità di rafforzare le misure di distanziamento sociale a determinare i tempi. Maggiori saranno le misure restrittive in questa fase, più vicino sarà il momento della ripresa. Ma il tema principale è “come” si ripartirà. Oggi siamo tutti presi dalla discussione, importante, di come sostenere le famiglie in difficoltà sull’approvvigionamento dei beni primari. Sicuramente un tema di assoluta rilevanza, al quale i governanti devono pensare, per mettere in campo provvedimenti utili ad evitare una crisi sociale che sarebbe devastante.


I sistemi sociali e le comunità reagiscono bene se sono resilienti: un sistema resiliente recupera bene dopo le crisi. Un sistema resiliente migliora nelle crisi. Ma per attivare la resilienza sociale, è necessario mettere in campo a livello nazionale, una strategia chiara e rapida che trasformi il sistema e consenta di adattarsi alla situazione, di proseguire e – nel momento del ritorno alla normalità – di essere anche più innovativo e completo.
Domani, le imprese italiane, quando dovranno rialzare le saracinesche, ricominciare a produrre ed individuare i giusti mercati di riferimento, nella consapevolezza che molti di quelli tradizionali saranno ancora chiusi a causa della pandemia o comunque adotteranno misure protezionistiche, saranno di fronte ad un grande dilemma: fare finta che nulla sia accaduto o trarne insegnamento e vantaggio competitivo.
Su questo devono cimentarsi i governanti ma soprattutto la classe dirigente imprenditoriale del Paese. Quella della grande industria ma anche quella della piccola manifattura italiana, dei servizi, quella che ha competenze e cultura per innovarsi.


Innovare nelle produzioni come primo elemento ma anche innovare nei mercati. Cambiare mentalità, modo di lavorare, utilizzando nuovi strumenti tecnologici, aprire i propri orizzonti, sul piano culturale e su quello produttivo commerciale. Il mercato globale sarà diverso dopo il Covid-19, sarà necessario dare uno sguardo oltre il mercato Europeo tradizionale o quello Nord Americano. Tenendo conto di alcuni fattori economici rilevanti quali la caduta del prezzo del petrolio, l’accelerazione delle relazioni con l’Est, la riduzione dei costi di logistica e trasporto, ci affacceremo in un mondo nel quale discriminanti essenziali diventeranno la risoluzione dei problemi della rigidità burocratica del nostro Paese e soprattutto una ridefinizione chiara e innovativa di tutta la materia fiscale, specie per quanto riguarda produzioni e scambi commerciali.


Sarà necessario rivedere alcuni aspetti fondamentali per favorire la ripresa e soprattutto per potersi affacciare con efficacia ai nuovi mercati, sarà necessario rivedere il tema degli aiuti di Stato uscendo dalla logica di stampo europeista, per favorire la crescita competitiva delle piccole imprese. Sarà inoltre indispensabile rivedere i principi fondamentali dell’accesso al credito, individuando nuovi strumenti bancari, assicurativi e finanziari utili a rigenerare il sistema imprenditoriale e renderlo autonomo.


Sarà necessario uno sforzo politico e civile per approfittare, termine da valutare nella sua accezione positiva, della contingenza sfortunata d’essere stati dopo la Cina il secondo Paese colpito dalla sciagura pandemica. Saranno indispensabili misure normative celeri ed efficaci sui temi sopra citati quali: fisco, burocrazia, aiuti, credito, mercati e innovazione, misure eccezionali e per certi versi rivoluzionarie.