Covid19. Il mondo al capolinea


(Raimondo Schiavone) – Questa generazione non era più abituata ai conflitti mondiali. Eravamo tutti fermi nella convinzione che la pressione delle armi atomiche, il possesso delle stesse da parte di alcuni Paesi e non di altri, le organizzazioni internazionali, gli aggregati di Stato come l’Unione Europea, avessero eliminato definitivamente la possibilità che accadimenti come quelli dei primi del ‘900 non sarebbero più accaduti.

La deterrenza militare è stata per un intero secolo il motivo principale per evitare conflitti. Prima fra i due blocchi politici, l’Unione Sovietica da un lato e gli Stati Uniti dall’altro e poi la contrapposizione più ampia con il coinvolgimento di altri Paesi quali Cina e Russia, ma soprattutto la forza economica di vecchi e nuovi Paesi affacciatisi nel contesto globale.

Il potere economico si è affiancato a quello militare. La monocultura economica capitalistica, unica dottrina applicabile su un Pianeta globalizzato, è divenuta totalizzante. Pochi, infatti, sono i Paesi che si sono contrapposti a tale sistema: Venezuela, Cuba, Corea del Nord, Iran. Un pianeta nel quale armi e danaro sono predominanti, dove la legge del più forte prevale, dove i ricchi diventano più ricchi ed i poveri assistono al peggioramento della propria condizione. Pochi conflitti locali, o meglio, scenari locali in cui i potenti del mondo si esercitano. Il Medio Oriente la culla dei conflitti. Ma non solo, anche l’Africa e i confini dell’Europa.

Questo prima del Covid19!

Dopo cambierà tutto. Il virus non guarda in faccia a nessuno, penetra nel tessuto economico, uccide uomini ma soprattutto demolisce economie.

Le armi? Non servono più a nulla. Potrai anche essere una potenza militare ma i missili non avranno più lo stesso valore.

Ciò che conta ora è la capacità di organizzare un sistema sanitario adeguato. Rianimazioni, respiratori, medici, laboratori, queste sono le nuove armi, gli strumenti per diventare non solo Paesi civili ma Paesi che contano nel sistema globale.

Questo conflitto globale, imprevedibile, invisibile, ha coinvolto l’intero pianeta. Una nuova metodologia di guerra, dove non servono più missili o droni, dove la guerra non è fra i popoli ma è contro tutti i popoli da parte di un aggressore esterno, subdolo. Che mette in ginocchio le economie mondiali, che in un istante ci rende tutti uguali, intimoriti, tutti sulla stessa barca, per riprendere le parole scelte da Papa Francesco durante il momento di preghiera contro il coronavirus, in una piazza San Pietro deserta. Non tutti ancora a remare dalla stessa parte, ma tutti naufraghi in cerca della nuova direzione.

Dopo il Covid19, saranno forti i Paesi i quali riusciranno, in questo periodo di crisi, a dotarsi di strumenti sanitari, ma soprattutto della nuova consapevolezza che le abitudini possono essere cambiate, che il distanziamento sociale può diventare una ricchezza, può essere forza da cui ripartire. Lo sarà per chi saprà investire nelle nuove tecnologie, non quelle utili a se stesse, ma quelle realmente abilitanti per affrontare i nuovi modi di erogare formazione, di gestire il lavoro, le famiglie, di organizzare gli spazi. Quegli spazi vitali che diventeranno essenziali per tutti ma che si compensano con altri spazi abusivamente occupati, quali le strade, i campi, il mare. Acquisirà nuova forza chi riuscirà a rispettare l’ambiente, perché quella sarà l’arma vincente per costruire il futuro delle nuove generazioni.

Le Armi? Sono ormai giunte al capolinea, strumenti vecchi e sorpassati.

Chi saprà offrire e costruire vita sarà vincente in un Mondo meno globale, ma nel quale una nuova economia comunitaria sarà di nuovo in auge.

Dove il globale non sarà superato dal locale, ma le comunità riprenderanno ruolo e forza, in un pianeta che saprà scegliere dove globalizzare e dove mantenere la propria identità.

Raimondo Schiavone