Da oggi parte la seconda repubblica europea, il Covid-19 ha vinto


 

(Raimondo Schiavone) – L’Europa, neanche in un momento drammatico come quello della crisi sanitaria che la sta investendo, riesce a trovare stimoli all’unità di intenti. Esclusi i proclami politici della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e di qualche Commissario, prevalgono gli egoismi degli Stati. In particolare, prevale la volontà dei così detti “rigoristi”: prevalentemente i Paesi del Nord Europa, poco disponibili a sostenere operazioni di condivisione del debito con il resto dei Paesi europei. Infatti, il tema principale della discussione è sulla partita degli eurobond, in merito alla quale il Paese che mostra la maggiore rigidità è la Germania. Le motivazioni tedesche all’opposizione non sono soltanto politiche. Il tema principale è quello della capacità tedesca di attirare capitali, sfruttando lo spread e quello della diversa tassazione delle imprese nell’intera Unione europea.

Ma la contrapposizione all’interno dell’Europa è, sì, dovuta a ragioni di interesse economico, ma sostanzialmente, mette in evidenza tutta la debolezza delle istituzioni europee di fronte ad una crisi importante quale la pandemia in atto. Di fatto questa è la prima vera prova sulla quale si cimenta l’Europa. È pur vero che ha dovuto affrontare l’uscita di uno Stato fondatore quale la Gran Bretagna e che vi sono state altre crisi economiche, ma mai si era presentato un accadimento che, più di altri, assomigliasse ad un conflitto bellico. Perché se è vero che questa pandemia porterà gli stessi effetti di una guerra, è anche vero che l’Europa – che era nata per evitare i conflitti e nella logica della solidarietà fra Paesi – non si è fatta trovare pronta all’appuntamento.

La fragilità europea era emersa con tutta la sua forza nell’affrontare in questi ultimi anni l’emergenza immigrazione. Lì sono nati i primi egoismi, le prime spaccature in una Europa troppo velocemente allargata ad Est, sulla spinta del grande mercato e della logica geopolitica di soffiare stati cuscinetto alla indebolita Russia. In quella fase, proprio la Germania, smaniosa di aumentare la propria supremazia industriale e desiderosa di allargare il proprio bacino, ha svolto un ruolo importante.

Ora però il Re è nudo e davanti alla crisi Covid-19 gli egoismi sono aumentati. Persino sgarbi commerciali ed istituzionali sono diventati quasi quotidiani. Solo piccoli segni di apertura, alcuni formali come l’accoglienza di malati italiani da parte della Germania, o l’invio di personale sanitario da parte di Romania e Norvegia verso l’Italia. Atti tardivi e soprattutto insufficienti, se confrontati con quelli compiuti da Paesi lontani, meno dotati sul piano finanziario e professionale.

Poi arriva un ulteriore nulla di fatto dalla riunione dei Ministri delle Finanze della zona euro, che si sono confrontati nel drammatico tentativo di mettere nero su bianco una serie di opzioni per contrastare lo shock economico provocato dalla pandemia influenzale da coronavirus. L’Eurogruppo è stato sospeso senza un accordo. “I ministri delle finanze dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo sugli strumenti fiscali che possano attenuare l’impatto economico della pandemia del coronavirus“, ha cinguettato il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno.

Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia italiano, si è espresso sulla stasi. “Nonostante i progressi nessun accordo ancora all’Eurogruppo. Continuiamo a impegnarci per una risposta europea all’altezza della sfida del Covid19” – ha scritto su Twitter -, aggiungendo che “è il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise“.

Il ministro olandese all’Economia, Wopke Hoekstra ha commentato sempre sui social “abbiamo a che fare principalmente con una crisi sanitaria ed è importante che l’Europa renda disponibili fondi. Abbiamo anche raggiunto un accordo sul sostegno della Bei per le nostre aziende e imprenditori in difficoltà”. “l’Olanda era e rimane contro l’idea degli eurobond. Riteniamo che ciò creerebbe più problemi che soluzioni per l’Ue. Dovremmo garantire i debiti di altri Paesi, cosa che non è ragionevole”.”La maggior parte dell’Eurogruppo condivide questa opinione e non sostiene gli eurobond”. “Sull’uso del Mes non è ancora stato raggiunto un compromesso e quindi i leader devono decidere su questo argomento”.

Il teatrino della politica europea continua a rappresentare il meglio di se stesso. L’Europa, quando verrà superata questa fase, dovrà affrontare la sua crisi economica, la competizione con i mercati, in particolare con quelli dell’Est, che saranno molto accaniti e più pronti sul piano decisionale ad affrontare la situazione, cosi come sarà stata modificata dalla pandemia. Ma, soprattutto, dovrà raccogliere i cocci di quello che rimarrà di se stessa, con Ungheria e Polonia verso una deriva autoritaria e con la Gran Bretagna tesa a dimostrare la bontà della sua brexit.

Nulla vieta che si possa ritornare ad uno schema più semplice, sia sul piano dei contenuti che della forma. Un grande mercato libero fra i Paesi che ci stanno. Un passo indietro enorme, una sconfitta politica per gli attuali leader europei, che peraltro non stanno certo dimostrando d’essere all’altezza dei loro predecessori. Di questo si dovrà ragionare da domani nella “seconda repubblica” europea. Quella in cui il Covid avrà vinto.