Genocidio armeno, il governo Renzi ammette: non vogliamo disturbare la Turchia


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(Francesco Gori) – Confuso, pilatesco e vergognoso. Tre aggettivi per qualificare la pantomima del Governo italiano a proposito del genocidio armeno e delle parole del Papa che lo ha definito il primo genocidio del XX secolo. Pilatesco perché  il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi, ospite di Omnibus su La7, ha risposto a una domanda circa la posizione del governo italiano sulla questione con una risposta semplice semplice: Il governo non può prendere posizione ufficiale alla luce dei negoziati per l’entrata nell’Unione europea Ue della Turchia.

L’ineffabile Gozi, non contento di aver detto una cosa gravissima, ha aggiunto: “Non c’è una sola verità storica”. Insomma, il governo italiano decide di prendere le parti della Turchia negazionista e di negare, a sua volta, un’infinità di prove documentali – e di studi storici – che inchiodano il governo dei giovani turchi a responsabilità storiche pesanti. La sensazione è che Gozi non sappia neppure di che cosa stia parlando, avvolto da quella ignoranza che purtroppo qualifica buona parte della classe politica di questa paese.

Subito dopo le parole di Gozi, è arrivata una nuova bordata dalla Turchia all’indirizzo del Vaticano. Parole durissime che svelano il carattere autoritario del governo di Ankara, sempre più regime e sempre meno democrazia. Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha tuonato: “I passi che saranno presi (contro il Vaticano) saranno resi pubblici dopo le nostre consultazioni, sfortunatamente la storia è diventata uno strumento della politica”. Poi un’altra bordata: “Prima di qualsiasi altra cosa, un uomo religioso dovrebbe dare un messaggio di fratellanza, pace e tolleranza di fronte al razzismo crescente, alla discriminazione, alla xenofobia ed all’intolleranza”. Secondo il capo della diplomazia di Ankara, in definitiva, l’uso del termine genocidio “altro non è che una calunnia”.

Il ministro per gli affari europei Volkan Bozkir ha addirittura detto che il pontefice ha parlato cosi perché viene dall’Argentina, un paese “che ha accolto i nazisti” e nel quale “la diaspora armena è dominante nel mondo della stampa e degli affari”.

Parole che non devono avere scosso più di tanto Gozi, impegnato a non disturbare la Turchia nel suo tentativo di entrare in Ue, malgrado le numerose violazioni dei diritti umani e delle libertà civili. Senza dimenticare l’appoggio ai gruppi terroristici che da oltre quattro anni insanguinano la Siria e il sostegno, documentato da più parti, ai miliziani dello Stato Islamico. Ponzio Pilato Gozi forse non sa che è proprio responsabilità della politica, dei governi e dei parlamenti chiamare le cose con il loro nome, affinché il male assoluto non abbia a ripetersi. Altrimenti non si spiegherebbe la presenza delle Istituzioni italiane a tutte le commemorazioni dell’Olocausto degli ebrei.

Le parole della Turchia, e anche di Gozi, devono aver fatto tremare le stanze di palazzo Chigi, dove il dormiente Matteo Renzi si è rinchiuso senza dare alcun sostegno pubblico all’aggressione subita da Papa Bergoglio dal regime di Erdogan. Dopo un sonno protratto alcune ore, è dunque intervenuto Paolo Gentiloni, ministro degli Affari Esteri. “La durezza dei toni turchi – ha affermato il responsabile della Farnesina – non mi pare giustificata, anche tenendo conto del fatto che 15 anni fa Giovanni Paolo II si era espresso in modo analogo”. Durezza dei toni. Ma nel merito della questione, il genocidio armeno, anche il ministro italiano preferisce tenersi alla larga.

 

 

 

 

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