Il delirio di Macron: una guerra tutta europea per l’Ucraina


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(BRUNO SCAPINI) – “Guerra! Guerra! Guerra!”  Così si inneggia nell’Aida, la celebre opera eroica di Verdi, per spronare il popolo a difendere dell’Egitto il sacro suol! Ma quella, sappiamo bene, è pura invenzione artistica, non conosciamo quanto di vero ci sia in effetti nella superba lirica musicale, e la parola “guerra” risuona nella teatrale magnificenza scenica suggerita dal libretto, al fine di esaltare nobili sentimenti di patriottismo coniugandoli con un sottile, ma pervasivo romanticismo.

Orbene, traslando la metafora ai nostri giorni, vediamo un Macron, Presidente francese, che, forse afflitto da manifestazioni ipocondriache, inneggia alla guerra in Ucraina ed esorta i colleghi europei a fare altrettanto. Per patriottismo? È dubbio. Forse per calcolo politico.  Per difendere l’Europa?  Ma da chi? Da un nemico costruito appositamente che serva per indurre la suggestione che esista davvero?

In effetti, il discorso di Macron suona ai nostri orecchi come il delirio di un folle. Impressione peraltro confortata dalle reazioni contrarie suscitate da parte di tutti gli altri partner europei compreso lo stesso Stoltenberg della NATO. Ma Macron è più sottile e va oltre. Non intende, infatti, coinvolgere la NATO, bensì solo alcuni Paesi europei più volenterosi, prevenendo in tal modo il rischio di scatenare un terza guerra mondiale (escludendosi nel caso la risposta collettiva a termini dell’art. 5  del Trattato) per puntare solo su un circoscritto allargamento del conflitto.  “Non si può permettere alla Russia di Putin di vincere la guerra!” tuona Macron dal suo pulpito ergendosi già a Capo di una Europa in fibrillazione.  Ma, a ben guardare, non è la sua posizione proprio poco ortodossa. Macron, forse comprensibilmente angosciato per il paventato avvento sulla scena politica di un Trump intenzionato a ritirare l’America dalla NATO o, comunque, a ridurne il ruolo partecipativo, già si inquieta sulla sicurezza dell’Europa e con queste sue esternazioni belliciste preconizza l’avvento di una Comunità Politica Europea militarizzata, ovvero un’Europa dotata di un proprio esercito, mezzi e uomini in grado di difendersi senza più dover contare sull’ombrello americano.

Chiaramente allora appare il fine sotterraneo delle sue dichiarazioni: abituare gli europei all’idea di doversi confrontare con una guerra e, dunque, alla necessità di prepararsi adeguatamente. Potrebbe sembrare, l’idea di Macron, se presa così isolatamente, una mera ipotesi fantastica, forse addirittura provocatoria verso il Cremlino. Ma in realtà essa si inserisce in una teoria di dichiarazioni, rilasciate da fonti attendibilissime, con cui si intende preparare i popoli d’Europa ad essere “resilienti” anche di fronte ad uno scenario di guerra totale. Sulla stessa lunghezza d’onda, infatti, risuona un recente comunicato del Comitato Militare della NATO sulla “inevitabilità di una guerra con la Russia entro il 2050”, e del pari echeggiano le dichiarazioni di Patrick Sanders, Capo di Stato Maggiore britannico (“bisogna assuefare le nuove generazioni  all’idea di una prossima guerra”), di Peter vor Hofer, Generale austriaco (“il rischio di un conflitto  con la Russia è molto alto, e un periodo di disordine militare ci accompagnerà per almeno 2 decenni”) e di Rob Bauer, Ammiraglio olandese (“i Paesi NATO  devono prepararsi a un conflitto con la Russia nei prossimi 20 anni, e occorre perciò potenziare l’industria militare  e creare sistemi di mobilitazione della popolazione”).

Sono, queste, tutte dichiarazioni allineate sulla stessa traccia di pensiero, come fossero parte di un rituale preordinato e finalizzato a reintrodurre nella pubblica opinione europea l’idea –  forse dimenticata per i troppi anni di pace vissuti – di un conflitto di cui sarà particolarmente arduo prevederne modalità ed esiti.

Che l’attuale corso politico possa condurci sull’orlo del baratro di una guerra atomica sembrerebbe, alla luce delle circostanze sopra descritte, ormai accertato. Né varrebbe, a scongiurare il rischio di vedere i nostri giovani partire per l’Ucraina, credere che una eventuale partecipazione italiana alla guerra si limiterebbe all’invio di truppe reclutate su base volontaria come previsto dalla normativa del 2004.  In caso di mobilitazione verrebbero chiamati alle armi non solo coloro che hanno effettuato il servizio militare volontario con ferma da 1 fino a 4 anni e cessati da meno di 5, ma tutti gli uomini in età di leva semmai ve ne fosse bisogno. La legge infatti (art. 1929 del Codice Militare), ricordiamolo, non ha abolito il servizio militare con leva obbligatoria, ma prevede solo la sua “sospensione”, il che lascerebbe mano libera ad un Governo di ripristinarlo qualora se ne ravvisasse la necessità senza neanche passare dal Parlamento.  Basterebbe a tal fine un Decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Mamme! Spose! È forse questo quello che volete?  Fermiamo dunque la mano di quanti, ai Governi di questa Europa, siano intenzionati ad inaugurare un’era di conflitti di cui non ci sarà possibile controllare il corso!  Abbiamo solo oggi per evitare l’Apocalisse!

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