Il voto a Putin: il senso di una vittoria al di là dell’Ucraina


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(BRUNO SCAPINI) – Ormai è certo. Putin con una straordinaria valanga di voti che ha sfiorato il 90% si è aggiudicato un altro mandato che gli consentirà di governare la Russia fino al 2030. Un periodo cruciale, questo, per la  Storia contemporanea considerato che quest’anno si giocherà alla urne anche il destino degli Stati Uniti con le “presidenziali” e quello della nostra stessa Europa con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Sembra proprio che la Storia si sia data appuntamento in questo 2024 per porre l’Umanità davanti a un bivio: o accettare la strada che i poteri sovranazionali hanno già tracciato per noi – una strada irta di crisi molteplici volte a destabilizzare il Pianeta – o tentare di rimettere in asse  il corso politico oggi allo sbando, e preda di sconvolgenti convulsioni, per restituirlo alla volontà dei popoli esautorati di questi tempi della loro legittima sovranità.

La vittoria di Putin in questa prospettiva tuttavia ci conforta. E’ il segnale, infatti, di un recupero di coscienza sulla necessità di opporsi alla decadenza di un mondo occidentale che, sempre più coinvolto dagli istinti egoistici di un capitalismo sfrenato, scivola via  verso la distruzione di quei valori che ci hanno permesso di definire le nostre società  come quelle a più alto ed avanzato indice di civilizzazione. Gli esiti di questo processo decadentistico li abbiamo del resto sotto i nostri occhi. È la cultura della morte che si sta affermando in Occidente. Una cultura che si esprime con il deleterio esempio offerto dalla costituzionalizzazione del diritto di libero aborto in Francia, con la proposta in altri Paesi di ufficializzare l’eutanasia, con la tentazione autocratica in molti Paesi occidentali di restringere per il cittadino la sfera dei fondamentali diritti di libertà, con i tentativi messi in atto, e anche con spavalda spregiudicatezza, di violare impunemente imprescindibili libertà democratiche costituzionalmente tutelate. Ma gli esempi sarebbero tanti, troppi purtroppo soprattutto se guardiamo alle gravi violazioni della persona umana e della sua dignità riscontrabili nell’azione irresponsabilmente condotta da certi ambienti sociali in favore di un ibridismo sessuale a carico dell’infanzia, del disconoscimento della genitorialità naturale dei figli, dell’adozione di stili di convivenza distruttivi dell’unità della famiglia.  Tutte pratiche, queste, che, perseguite con l’intento di realizzare una falsa pari opportunità, in realtà puntano alla soddisfazione di interessi egoistici di parte intesi a minare le basi di una società solidale e coesa.

Ebbene, la vittoria di Putin offre modo di sperare ancora in una inversione di tendenza in questi nostri Paesi. Perché, a ben guardare, non si tratta, in questa confrontazione dell’Occidente con la Russia, di stabilire chi debba prevalere in Ucraina. Sì, certamente vi sono dei fattori strategici che giocano un ruolo essenziale nella crisi che stiamo attraversando (la NATO che, da un lato, provoca di fatto Mosca alla reazione lungo il perimetro dei suoi confini, e, dall’altro, la Russia che tenta di smarcarsi da questi improvvidi tentativi di attentare alla sua sicurezza), ma in realtà sono due idee del mondo che si trovano oggi a confronto fino a farci ipotizzare un vero e proprio scontro di civiltà. Uno scontro che vede l’Occidente, iperliberista, impegnato in un tentativo estremo di sottomettere il mondo intero al metodo capitalista, e la Russia, capofila di un gruppo di Paesi emergenti che vantano il diritto ad acquisire un proprio autonomo ruolo nella Comunità degli Stati. C’è nell’aria, infatti, il sentore di una nuova decolonizzazione che starebbe investendo il Sud del Mondo. E ce lo dimostrerebbe, del resto, la crescente tendenza di molti Paesi dell’Africa (area dove il colonialismo più insolente ha trovato la sua massima espressione), ad affrancarsi dai legami con i rispettivi Paesi occidentali che al tempo, pur disposti a concedere l’indipendenza, in realtà hanno sostituito i vecchi regimi con metodi e mezzi falsamente etichettati come “democratici”, purtuttavia capaci di perpetuare il controllo politico e lo sfruttamento economico in linea di continuità con il passato.

Che senso avrebbe allora, al di là del significato più strettamente strategico, la guerra in Ucraina se non quello di un confronto/scontro tra due modi di vedere la nuova realtà offerta da un mondo post-moderno?  Alla visione occidentale vincolata ad un assetto unipolare delle dinamiche internazionali a guida americana, si contrappone quella di un mondo nuovo, alla ricerca certamente di una sua propria identità, ma già oggi aperto all’avvento dell’era multipolare. Un’era in cui tutti gli Stati, liberi dai ceppi imposti da una concezione gerarchizzata delle relazioni internazionali, possano dialogare liberamente, in un continuo scambio di opportunità su base egalitaria, e soprattutto scevri dai condizionamenti insiti nel rapporto tra dominati e dominatori.  I segni di questi nuovi tempi d’altra parte sarebbero già oggi tangibili. Li vediamo per esempio nel corso di liberazione nazionale intrapreso da molti Paesi dell’Africa e delle Americhe, nella progressiva politica di emancipazione dal dollaro perseguita da colossi economici come la Cina e nel coagularsi attorno ai BRICS di ulteriori altri Paesi alla ricerca di un nuovo ruolo nella Comunità internazionale.

Ebbene, credere che il mondo possa oggi parlare soltanto con la voce dell’Occidente sarebbe un gravissimo errore. Significherebbe ignorare, bendandosi gli occhi, la comparsa di nuove realtà identitarie in una società mondiale sempre più interconnessa e interdipendente, la cui grande forza potrà insistere solo nella consapevolezza della comune appartenenza ad un Pianeta non più inteso quale riservato dominio di alcuni popoli più fortunati. Ed in questo scenario, avere una Russia con un enorme potenziale di risorse umane e naturali allineata, come di fatto lo è, su posizioni decisamente più avanzate verso una visione oggettivamente egalitaria e democratica potrà risultare una indubbia opportunità di sviluppo e di progresso per tutte le nuove economie oggi emergenti alle quali Mosca si propone.

Ma non sarà proprio questa prospettiva ad intimorire l’Occidente? Probabilmente sì. La crescita di ruolo della Russia quale primario attore globale e il suo affermarsi come Paese politicamente stabile al suo interno – come la conferma di Putin ha dimostrato – costituiscono indubbiamente due fattori capaci di alimentare in Occidente, ma soprattutto negli Stati Uniti, lo spettro di un pericoloso concorrente nella disperata corsa al possesso della leadership globale.

Con questa prospettiva a mente, potremo allora tranquillamente affermare come le critiche che da più parti in Occidente vengono ora espresse sull’esito delle elezioni appena svoltesi in Russia, risultino, alla luce dello straordinario successo conseguito da Vladimir Putin, del tutto ultronee ed insignificanti. Definire le elezioni “non libere e non giuste” (opinione espressa dall’americano Joe Biden), “né libere, né regolari” come riportato, unendosi al coro dei tanti esponenti dei Governi europei, dal nostro Ministro degli Esteri Tajani, è soltanto uno sterile esercizio di oziosa quanto inutile retorica. I numeri parlano da sé, oltre ogni ragionevole dubbio e sospetto. E non a caso bisognerebbe invitare i nostri esponenti di Governo a non offrire lezioni di democrazia elettorale quando, in disprezzo della fondamentale regola di non cambiare la legge elettorale a ridosso delle stesse elezioni, proprio questo nostro Governo ha recentemente proceduto – a pochi giorni dell’indizione dei comizi elettorali –  a far approvare dal Parlamento una modifica alla legge elettorale (L. 18/1979 art. 12) introducendo un regime partecipativo dei partiti chiaramente più restrittivo, e dunque peggiorativo rispetto alle precedenti condizioni. Un’iniziativa, questa, subdolamente attuata da Palazzo Chigi in ossequio ad un orientamento suggerito da Bruxelles volto ad evitare eventuali rischi di “destabilizzazione” dell’attuale corso elettorale europeo per via di probabili quanto temute ingerenze da parte della Russia.

Fortunatamente, a sgombrare il campo da sospette interferenze o irregolarità nelle elezioni svoltesi in Italia per i cittadini russi qui residenti, è intervenuto lo stesso Ambasciatore russo il quale avrebbe confermato la assoluta regolarità dell’esercizio di voto.

Verrebbe a questo punto da chiedere a qualcuno del nostro Governo: “perché osservi la pagliuzza nell’occhio del fratello, e non ti accorgi della trave che hai nel tuo?”.  Poche parole queste, in fondo, ma di straordinaria efficacia. Parole che ritroviamo nella nota parabola recitata da Gesù nel discorso della montagna intese a condannare l’ipocrisia di colui che non vuole ammettere la verità.  Un insegnamento, dunque; una lezione di morale, di quella morale di cui abbiamo tutti bisogno in Occidente, ma che tutti purtroppo si ostinano ancora a non voler imparare.

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