Per il dopo pandemia la Sardegna impari dai Girasoli


Davvero alla fine di questa Pandemia nulla sarà come prima? L’enfasi che si sta ponendo su questa frase appare sospetta. Ricorda molto la frase pronunciata da Tancredi nel romanzo il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna far credere che tutto cambi”.

È probabile che cambino alcune abitudini individuali, con effetti impattanti nella vita delle persone, equiparabili agli effetti prodotti dal divieto di fumare negli ambienti pubblici, dall’obbligo del casco per i l’utilizzo di ciclomotori e motocicli, dai controlli in aeroporto all’indomani dell’11 settembre.

Per il resto credo che, purtroppo, non cambierà nulla. Continueremo a vivere in un mondo governato dal principio della convenienza e i nostri comportamenti saranno guidati dalla volontà di far prevalere i nostri interessi a qualsiasi costo.  Altro che principio di solidarietà! Oggi lo invochiamo perché ci conviene. Siamo gli stessi che abbiamo irriso la Grecia, quando non molto tempo fa, affondava sotto colpi della crisi economica ed il popolo greco invocava la nostra solidarietà e comprensione. Basti notare l’indifferenza che mostriamo davanti alla vergogna mondiale dell’embargo che colpisce il popolo iraniano o quello cubano. La verità è che per noi il principio della solidarietà vale solo in “entrata”, quella che invochiamo a nostro vantaggio, ma siamo contro la solidarietà in “uscita” che noi dovremmo concedere agli altri.

Come sempre, a guidarci sarà il principio della convenienza e saranno i rapporti di forza a decidere quali interessi prevarranno e a scapito di chi. È esattamente lo stesso principio che guida il comportamento dell’Eurogruppo in questa fase storica. Niente di nuovo dal fronte Occidentale. Non facciamoci illusioni: l’unica speranza che abbiamo è che la Francia e la Germania si convincano che evitare il default dell’Italia sia conveniente per loro. Al contrario, se dovessero percepire che i loro interessi coincidono con la morte economica e sociale dell’Italia, allora prepariamoci al peggio.

Dentro questo quadro la classe dirigente sarda come sta immaginando il futuro della nostra terra e del suo Popolo? In un momento che ci sospinge a riflettere con serietà sul nostro futuro, le baruffe senza senso, promosse per partito preso, una classe dirigente degna di questo nome sa di non poterselo permettere.

Non è difficile comprendere che l’utilizzo delle nostre forze, intelligenze e competenze oggi più che mai debba essere orientato alla difesa dei nostri interessi, altrimenti fra due anni la Sardegna rischia di non avere più una prospettiva di crescita e sviluppo economico e sociale e di ridursi al rango di una società assistita, con tanti saluti alla fierezza e dignità del popolo sardo.

L’arma segreta forse è l’umiltà che, se praticata, ci consentirebbe di abbandonare i preconcetti e di cogliere le opportunità che si nascondono dietro le grandi tragedie.

Un po’ come fa il girasole quando, a dispetto di ogni previsione logica, ha una crescita maggiore nella parte esposta all’ombra, che gli permette poi di curvarsi e volgere la corolla al sole.

Bisognerebbe seguire la logica del girasole. La Sardegna, in questa fase d’ombra, dovrebbe indirizzare le proprie energie verso la ricerca di reali strumenti di crescita, per essere capace, domani, di svolgere un ruolo attivo nel proprio processo di sviluppo.

(Senzadenti)