Scandalo missioni di pace: analisi sui figli nati dagli abusi sessuali dei caschi blu


0 Condivisioni

 

L’Onu ha iniziato discretamente ad offrire test del Dna per dimostrare la paternità dei cosiddetti ‘peacekeepers baby’, i bambini nati dai rapporti sessuali dei caschi blu con le donne delle popolazioni dove si trovano ad operare. Il nuovo sforzo delle Nazioni Unite rivelato da fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro arriva all’indomani della diffusione del rapporto Oios – i servizi di investigazione interna dell’Onu – secondo cui alcuni peacekeeper schierati in diversi Paesi del mondo avrebbero preteso in modo abituale prestazioni sessuali in cambio di cibo, denaro, vestiti, telefonini e profumi.

Secondo quanto affermato dal capo dei diritti umani dell’Onu, Zeid Raad al-Hussein, i bimbi nati da tali rapporti sono in una situazione finanziaria disperata, e stabilire una eventuale paternità potrebbe consentire loro di ricevere un aiuto.

Il test per ora non è obbligatorio, e si tratta in ogni caso di un passaggio delicato, perché i Paesi che contribuiscono al dispiegamento dei caschi blu potrebbero non accogliere con favore una pratica in grado di rivelare non solo la paternità ma anche gli abusi. Secondo un altro rapporto dell’Onu, però, il metodo più infallibile per affrontare le rivendicazioni di paternità sarebbe una banca dati del Dna per tutte le truppe.

In particolar modo, i caschi blu sono accusati di aver abusato sessualmente delle donne, talvolta anche minori, in cambio di soldi, vestiti, cellulari, cibo ad Haiti, nella Repubblica Democratica del Congo, in Liberia, in Sudan e in Sud Sudan. Precisamente sono 480 i presunti casi di sfruttamento e violenza sessuale che sono stati registrati tra il 2008 e il 2013, a cui nel 2014 se ne sono aggiunti 51.

Sarebbero parecchi gli indizi che confermerebbero i sospetti dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi interni, tra cui il numero di preservativi distribuiti e la frequenza con cui il personale dell’Onu si sarebbe sottoposto ai controlli sull’Hiv, che lasciano intendere che i rapporti sessuali tra i caschi blu e la popolazione del posto sarebbero piuttosto frequenti nonostante siano stati vietati attraverso un bollettino ufficiale del 2003, che, per l’appunto, vieta ai peacekeeper di avere rapporti sessuali con la popolazione locale.

 

0 Condivisioni