Trump ai tempi del Covid-19: coprire i propri errori per punire Cina e Iran


(Francesco Gori) – Quando la belva è in difficoltà non può fare nient’altro che attaccare i nemici. E non importa se è moribonda e il segno delle ferite profonde è stato causato dalla sua insipienza, non importa perché per giustificare il suo fallimento e la sua debolezza deve puntare il dito sempre contro un nemico, nuovo o vecchio che sia poco importa.

E così accade che il presidente degli Stati Uniti abbia completamente perso la bussola nell’affrontare la pandemia da coronavirus. Dapprima ha sottovalutato l’emergenza considerandola un’esagerazione dei paesi che stavano affrontando per primi la tragedia del contagio (è il caso dell’Italia e di alcuni stati europei), poi quando ha capito che il virus circolava veloce nel mondo ha continuato a far finta che l’epidemia, che da lì a poco sarebbe diventata pandemia, non riguardasse gli Stati Uniti. Con il mantra del “prima l’economia” e non “chiuderemo niente”, quando già aveva dei dati sufficienti per adottare misure per rallentare il contagio da persona a persona, Trump ha ignorato deliberatamente i suggerimenti degli scienziati e ha consentito a centinaia di migliaia di americani di ammalarsi liberamente. Tutte le misure precauzionali, già adottate altrove, sono state prese con spaventoso ritardo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli USA sono il paese maggiormente colpito dal corona virus, con un sistema sanitario al collasso, con medici e infermieri che denunciano la mancanza di dispositivi di protezione individuali, con decine di migliaia di persone che non possono accedere alle strutture mediche perché non hanno un’assicurazione. Per non parare della vergogna delle fosse comuni a New York e dei cadaveri imbustati in alcuni ospedali perché nessuno li reclama.

In tutto questo disastro, Trump scarica le responsabilità sugli altri: prima la Cina, accusata di aver nascosto la gravità dell’epidemia, poi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rea di essere una struttura troppo influenzata da Pechino, che sparge propaganda cinese, di aver tardato a dare l’allarme per la pandemia, di essersi opposta “alla giusta decisione americana” di interrompere i voli dal grande Paese asiatico. L’inquilino della Casa Bianca ha affermato che gli errori dell’OMS, e non quelli americani, sono costati “vite umane”. Il presidente Usa ha, quindi, annunciato la sospensione dei finanziamenti all’agenzia delle Nazioni Unite, minacciando di creare un organismo alternativo, insieme ad altri Paesi, se l’Oms non verrà riformato.

Sia chiaro: le responsabilità della Cina sono evidenti. A gennaio, per sei giorni, tra il 14 e il 20 gennaio, Pechino  ha mantenuto il silenzio su quello che si manifestava ormai come il rischio di una pandemia legata al Covid-19. Un periodo, come rivela Associated Press che è entrata in possesso di documenti interni, in cui almeno 3000 persone sono state contagiate e si è accumulato ritardo nella risposta. Soltanto il 20 gennaio il presidente Xi Jinping ha lanciato l’allarme sul nuovo coronavirus, dicendo che andava “preso seriamente”. Un ritardo grave, decisivo per il diffondersi del virus su scala globale, a cui ha fatto da contraltare anche il silenzio di molti altri paesi che per settimane hanno ignorato l’allarme che arrivava proprio dall’OMS e dalla comunità scientifica internazionale.

Le responsabilità della Cina non possono essere il paravento dietro il quale Trump possa nascondere le sue colpe, gravissime. Ma il presidente americano va avanti nella propria strada, anche nel giorno in cui gli Stati Uniti registrano, in un solo giorno, il record di vittime: 4500. Un numero impressionante che non scoraggia la Casa Bianca ad annunciare una imminente “riapertura” del Paese.

lntanto, la stampa internazionale rivela l’ultima mossa di Trump: gli Usa potrebbero impedire al Fondo monetario internazionale di impiegare uno dei suoi strumenti più potenti per aiutare altri paesi ad affrontare l’impatto economico del coronavirus: creare una nuova assegnazione di “diritti speciali di prelievo” (Dsp) ossia una nuova valuta “artificiale” il cui valore si basa esclusivamente sull’impegno dei membri del Fondo ad accettarla quale pagamento in cambio della propria valuta.

Economisti, ministri delle finanze e gruppi senza scopo di lucro sarebbero alla base della creazione dei nuovi Dsp, una mossa simile a una banca centrale che “stampa” nuovo denaro, e che potrebbe fornire fino a 500 miliardi di dollari di liquidità urgentemente necessaria per i 189 paesi membri del Fmi. I funzionari del Fmi dovrebbero discutere della questione durante un incontro virtuale questa settimana e gli incontri di primavera della Banca mondiale. Diverse fonti, secondo quanto riportano i media, sostengono che gli Stati Uniti, l’azionista di maggioranza del Fmi, non vogliono che l’Iran e la Cina abbiano accesso a miliardi di dollari in nuove risorse senza condizioni. Insomma, anche di fronte alla pandemia, Trump non dimentica neanche per un momento quali sono i nemici e persegue fino all’ultimo il suo vero obiettivo: piegare il più possibile Pechino e Teheran, costi quel che costi.