Dizionario dell’islam/ Sunnismo e sciismo


(Alessio Pinna) – Sunnismo e sciismo sono le due principali branche dell’islam contemporaneo. Non le uniche (esiste infatti l’ibadismo, presente in Oman e in alcune zone del Nord Africa, e  l’ahmadismo originatosi in India alla fine del XIX secolo, più altre meno numerose) e con al loro interno una quantità di ulteriori ramificazioni tale da rendere del tutto infondata la concezione dell’islam largamente diffusa in Occidente come di un blocco unico ed omogeneo. Lo scisma primario della ummah, la comunità islamica, si ebbe alla morte del quarto successore del profeta Muhammad, ovvero il suo cugino e quarto califfo Alì Ibn Abì Tàlib. Prima che egli fosse assassinato nel 661 da un appartenente alla fazione dissidente dei kharigiti, si erano già formate due correnti, una che sosteneva lui e un’altra con a capo il potente governatore della Siria Mu’awiya b. Abì Sufyàn, il quale reclamava il diritto a guidare l’ummah. In seguito alla morte di Alì il suo partito non accettò altro che suo figlio Al-Hàsan come successore mentre Mu’awiya divenne il primo califfo della dinastia omayyade segnando l’inizio della branca autodefinitasi sunnita, cioè ortodossa. Col passare dei secoli queste due parti si evolvettero ognuna per conto suo.

Per gli sciiti ad esempio Alì, i suoi figli Al-Hasàn e Husayn, e via via tutti i successori, formeranno un’ininterrotta catena di “guide” (definite imam) diversa dalle dinastie dei califfi sunniti prima omayyadi e poi abbàsidi, almohadi, etc. A sua volta all’interno di queste due categorie si formeranno ulteriori diversificazioni con dottrine e costumi particolari: la maggior parte degli sciiti contemporanei, come quelli presenti in Iran, Iraq e Libano, sono ad esempio definiti duodecimani perché riconoscono una catena di dodici imam, di cui l’ultimo non sarebbe morto bensì entrato in una condizione di perenne “occultamento” che durerà fino a che non tornerà a manifestarsi nuovamente per riportare l’ordine sulla Terra; esistono poi gli ismailiti che si distaccarono in seguito al non riconoscimento dell’ottavo imam e di cui i naziriti sono a sua volta un’ulteriore derivazione che oggi si riconosce nella guida degli Aga Khan; oppure in Yemen sono presenti gli zayditi che hanno seguito un altro percorso ancora e devono il nome al figlio del quarto imam.

Ci sono poi gli alawiti in Siria, gli aleviti in Turchia, i bektashi in Albania e altri piccoli gruppi ognuno con la sua storia e le sue particolarità e in cui a volte il monoteismo islamico e il canone del Corano (ma non la sua interpretazione) risulta l’unico punto comune. Il mondo sunnita, comprendente gran parte dell’attuale popolazione musulmana mondiale, è se possibile ancora più variegato: esistono infatti le quattro scuole giuridiche canoniche che hanno punti di vista diversi sui singoli argomenti e oltre all’ortodossia che esse rappresentano troviamo compresente un fenomeno ulteriormente variegato come il sufismo, corrente mistica formata da miriadi di confraternite con pratiche diverse e spesso eterodosse.

Una menzione a parte merita poi la corrente del wahabismo (anche detto salafismo) che si fa portatore di un’ortodossia riformista che vorrebbe riportare l’islam al tempo dei cosiddetti salaf (i pii antenati) attraverso la depurazione da tutte le innovazioni, chiamate bid’ah. E’ questa branca in particolare, per quanto minoritaria ed ostile alla maggioranza dei musulmani, a monopolizzare negativamente l’islam contemporaneo per via della sua ideologia e dei suoi metodi di proselitismo.

 

Alessio Pinna ha maturato competenze specifiche presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica di Roma e l’Istituto di Scienze Religiose di Oristano nell’ambito della mediazione culturale e, in particolare, nel campo del dialogo interreligioso con persone di fede islamica provenienti da paesi mediorientali e africani. La sua attenzione è rivolta principalmente agli studi comparativi sulle religioni.