La responsabilità dei media nei confronti dei cristiani perseguitati


 

(Salvatore Lazzara) – Le storie montate ad arte dai giornalisti filo occidentali per sostenere l’attacco preventivo contro la Siria, sono falliti. Non ci sono prove tangibili e credibili, alle accuse contro il potere costituito. E’ la stessa strategia usata per gli interventi militari prima in Iraq, e poi in Afganistan e in tante altre pari del mondo. La popolazione anche se si trova a condannare la “dittatura”, comprende che il governo è l’unico ponte di salvezza per ritrovare pace e stabilità nel paese. Un fenomeno preoccupante è lo sviluppo dei jhaidisti europei. Da alcune nazionalità come la Francia, il Belgio e la Gran Bretagna e l’Italia, partono uomini per combattere in Siria. Per quale libertà? Per quale democrazia? L’obiettivo è quello di islamizzare la Siria con la sharia, e cancellare ogni traccia di cristianesimo dalla regione.

Molti europei si dirigono in Siria per combattere al fianco dei ribelli. Si stima che ci siano 500 europei che combattono nella guerra a fianco dei terroristi islamici. Ma chi sono le persone che lasciano l’Ue per la Siria? E perché lo fanno? Stando alle fonti, circa 500 musulmani britannici sarebbero impegnati a combattere in Siria, molti dei quali sono giovani, come i due fratelli Muthana e Reyaad Kahn. Il governo inglese ha fatto oscurare migliaia di siti internet, video e altro materiale per fermare la propaganda jihadista. Sir Peter Fahy, capo della polizia di Manchester, la terza più grande forza di polizia del paese, in una intervista televisiva ha spiegato che a convincere i giovani ad arruolarsi nell’Isil molto spesso sono proprio i video come quello che ritrae i due ragazzi di Cardiff. I terroristi dell’Isis si presentano «come se stessero partecipando a un’avventura, mentre la realtà è un’altra, molto brutale». Il problema di questi filmati, ha osservato Sir Fahy, è che «fanno apparire l’arruolamento nell’Isil come l’iscrizione a un campo boy scout, quando ciò che chiedono ai musulmani è di andare a uccidere altri musulmani, spesso a sangue freddo, con esecuzioni sommarie».

Hanno cambiato nome ma sono loro: Nasser Muthana e Reyaad Khan (nella foto qui sopra). Sono due ventenni britannici, scomparsi a Cardiff, in Galles, a novembre dello scorso anno, e ricomparsi su Youtube in un video propagandistico dell’Isil, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, l’esercito jihadista che ha preso il controllo di un enorme territorio di 500 chilometri a cavallo tra Siria e Iraq per instaurarvi la sharia e inseguire il sogno (l’incubo) di un nuovo califfato islamico. Nasser e Reyaad imbracciano mitragliatrici e inneggiano alla guerra santa, invitando altri giovani a rispondere alla “chiamata” e recarsi in Siria a combattere per Allah. Nel video Nasser indossa un turbante bianco e in braccio tiene un fucile. Dietro di lui sventola il vessillo nero dell’Isil, che si rifà a quello di Al Qaeda. «Questo è un messaggio ai fratelli che sono rimasti indietro», recita il ragazzo. «Dovete chiedervi cosa vi impedisce di venire nella terra di Al-Sham (Siria, ndr) e di entrare nei ranghi dei mujaheddin». Nasser invita tutti gli islamici britannici a partecipare al jihad: «Persone provenienti da tutto il mondo e da paesi di cui non ho mai sentito parlare sono qui per rispondere alla chiamata», spiega il gallese. Anche l’amico Reeyad, il secondo a parlare, invita i compatrioti ad andare a combattere in Siria nelle file dell’Isis.

Non dimentichiamo ciò che è avvenuto a Maaloula, il villaggio dove si parla la lingua di Gesù. E’ stato l’esercito siriano a ristabilire l’ordine e la sicurezza nella piccola cittadina. In questi giorni è stata riportata dai militari la statua della Madonna restaurata, profanata e ridotta a pezzi dai terroristi. Per non parlare di tutto il patrimonio artistico-culturale andato perduto per sempre a causa della guerra. La distruzione dell’arte è significativa: serve a cancellare l’identità del popolo. Gli interessi economici sono più forti della verità. Non dimentichiamo che l’unica base della Russia nel mediterraneo si trova proprio in Siria (in questo momento la Russia si trova a fronteggiare la pesante crisi con quelli che appoggiano la guerra in Siria ed ora sostengono le posizioni di una parte dell’Ucraina). E’ una posizione strategica che fa gola a molti, per sviluppare il personale dominio nella zona. Il sottosuolo siriano è ricco di risorse naturali. Naturalmente le grandi potenze hanno bisogno per espandersi di materie prime a basso prezzo (lo ha ricordato Papa Francesco durante il pellegrinaggio in Terra Santa). I paesi confinanti con la Siria, riconoscono l’importanza strategica del paese per un futuro sviluppo geopolitico d tutto il medio oriente.

Sapete in mano a chi sono gli Arcivescovi, e tanti altri religiosi rapiti in terra siriana per la difesa della libertà? Sorpresa: si trovano prigionieri dei ribelli-fondamentalisti, tanto incoraggiati e sostenuti dagli occidentali… Forse questi uomini di fede, non sono come tutti gli altri? Oppure nessuna ne parla perché non è politicamente corretto dire che i fanatici foraggiati dai paladini della giustizia stanno commettendo crimini orrendi?  Ogni tanto ritorna il luogo comune- per provocare sdegno nell’opinione pubblica-, del lancio di bombe sulle abitazioni civili. Ma omettono di dire quanti bambini i terroristi-ribelli hanno ucciso dall’inizio della guerra al grido di “Allah è grande”, “siete criminali non musulmani”; delle violenze e abusi contro le donne e le bambine, legate nei letti e costrette a subire violenze inaudite; del commercio delle armi ai terroristi per continuare la lotta; alla negazione con la forza della libertà religiosa da sempre un cavallo di battaglia della Siria, paese modello di convivenza pacifica tra culture e fedi.

I siriani, non sono stupidi e deficienti per cui hanno bisogno di chi scelga a loro posto il loro destino e il loro futuro ne tantomeno li dice cosa é meglio per loro. L’esercito del paese in cui ci sono insieme giovani Mussulmani e cristiani difende i cittadini dai terroristi che i governi alleati e nato stanno sostenendo. Alla fine resto sempre più convinto che il nuovo colonialismo, distruggerà e spezzetteranno il Paese sfruttandone le vie per il trasporto del gas. Poi arriverà l’Occidente a ricostruire il Medio Oriente, e con un ‘piano Marchal’ lo renderanno dipendente per i prossimi 100 anni!, a pagarne il prezzo più alto saranno i cristiani, i quali non hanno posto nella nuova conformazione della società.

Ecco perché bisogna guardare con preoccupazione agli eventi terribili e tenebrosi avvenuti a Parigi. Pur deprecando l’efferata e disumana strage, compiuta dai terroristi islamici, e pur partecipando alla costernazione di tutti coloro che riconoscono il primato e il bene di ogni persona, in questo caso negato e violato in modo tragico, tengo a precisare che tutto ciò è il frutto deviato e velenoso di un modo improprio di intendere la fede in rapporto con il mondo. Siamo chiamati a sostenere la libertà come valore fondamentale dell’uomo. Pertanto ripeto come è stato fatto in queste ultime ore, la mia ferma condanna contro la crudeltà che si è manifestata nella capitale francese. Vorrei ricordare che quando la satira si trasforma in blasfemia colpisce nel profondo il cuore di coloro che credono. Certo i sentimenti religiosi attaccati non possono sviluppare odio e violenza. Ma dialogo fermo e chiaro. Pensate quante volte i disegnatori hanno offeso la Santissima Trinità, Gesù Cristo e la Chiesa… eppure i cristiani non hanno fatto stragi. Con la forza della fede si può condannare senza arrivare a togliere la vita, -come più volte aveva affermato Benedetto XVI-, a chi non la pensa come noi.

La strage perpetrata da tre terroristi islamici «allenatisi» tra le milizie jihadiste in Siria contro la redazione del settimanale satirico francese, -attaccati brutalmente perché infedeli-, ha fatto tornare a molti nella memoria certe denunce della giornalista e scrittrice Oriana Fallaci ma anche la famosa lezione di Ratisbona tenuta da Benedetto XVI nel settembre 2006, in occasione della visita alla sua ex università. Non c’è dubbio che in questo come in altri discorsi, Papa Ratzinger abbia stigmatizzato l’uso della violenza e il fanatismo che strumentalizzano il nome di Dio, come pure è noto che pochi mesi dopo il discorso di Ratisbona, facendo gli auguri natalizi alla Curia romana, Benedetto XVI disse: « In un dialogo da intensificare con l’Islam dovremo tener presente il fatto che il mondo musulmano si trova oggi con grande urgenza davanti a un compito molto simile a quello che ai cristiani fu imposto a partire dai tempi dell’illuminismo e che il Concilio Vaticano II, come frutto di una lunga ricerca faticosa, ha portato a soluzioni concrete per la Chiesa cattolica».

Ma vale al contempo la pena di ricordare che l’oggetto specifico della lezione di Ratisbona non era la violenza del fanatismo religioso, che spesso è accompagnato alle persecuzioni, quanto piuttosto una critica a un certo modo di intendere la ragione in Occidente. Aveva affermato in quel famoso discorso Papa Ratzinger: «Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture».  Nel dicembre 2006, facendo un bilancio dell’anno trascorso nell’incontro per gli auguri natalizi con la Curia, Benedetto XVI aggiunge che a Ratisbona «il dialogo tra le religioni venne toccato solo marginalmente e sotto un duplice punto di vista. La ragione secolarizzata non è in grado di entrare in un vero dialogo con le religioni. Se resta chiusa di fronte alla questione di Dio, questo finirà per condurre allo scontro delle culture».  Oggi tutti lo leggono soltanto come un richiamo all’islam. Era invece anche anche un richiamo a un Occidente che tende a respingere la religione «nell’ambito delle sottoculture».

Per concludere questa mia riflessione sulla persecuzione dei cristiani, non posso non citare un altro passo importante del famoso discorso di Papa Benedetto a Ratisbona: “Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) l’imperatore tocca il tema della jihād, della guerra santa. Sicuramente l’imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”. È probabilmente una delle sure del periodo iniziale, dice una parte degli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il “Libro” e gli “increduli”, egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. L’imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima. “Dio non si compiace del sangue – egli dice -, non agire secondo ragione, „σὺν λόγω”, è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un’anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…”. Il percorso dell’uomo per tornare alla sua identità originaria è ancora lungo. Il sangue versato e che sarà versato fino alla fine dei tempi dai discepoli di Gesù, possa continuare a fecondare l’umanità immersa nelle tenebre e nell’ombra della morte. Quando tutte le religioni avranno davvero a cuore il bene dell’uomo, allora potremo gioiosi vedere realizzato il desiderio del Maestro di essere una cosa sola per la salvezza del mondo. Grazie